Il Mostro di Loch Ness — recensione di Gurgaz

Gurgaz · 22 febbraio 2009 · 5/10

Titolo originale : Assignment Loch Ness Autore : Stephen Thraves Anno : 1993 Illustrazioni : Peter Dennis Copertina : Peter Dennis Traduzione italiana : Mariangela Bruna (1994) La serie Compact apre le danze con un lavoro semplice ed ingenuo, destinato ad un pubblico infantile. Evidentemente l’autore non si era reso conto di essere già nel 1993. Ad ogni modo, Il Mostro di Loch Ness è un’avventura che non aggiunge nulla a quanto già detto dai precedenti librogame: varia solamente la forma e si avvale di qualche espediente meramente grafico. Il protagonista è un giovane reporter, incaricato dal direttore del giornale di realizzare uno spettacolare servizio sul mostro di Loch Ness. A quanto pare negli ultimi tempi Nessie ha deciso di farsi vedere più spesso del solito, perciò non c’è tempo da perdere. Appena sceso dall’aereo, munito di un’attrezzatura formidabile, il giornalista in erba è assai fiducioso e pregusta uno scoop coi fiocchi. Ma non ha fatto i conti con due disonesti rivali, i reporter Dave Conn e Kate Dupe; questi individui senza scrupoli non faranno altro che mettere i bastoni tra le ruote al nostro povero protagonista, tanto che al primo paragrafo l’attrezzatura è già sparita. Gli resta solo una Polaroid con sei pose, ciascuna delle quali deve immortalare il mostro in modo chiaro ed inequivocabile. Scattare le foto nel punto giusto al momento giusto è solo questione di fortuna. In pratica, l’avventura consiste nello spostarsi da un luogo all’altro del Loch Ness, in cerca di buoni punti d’osservazione. Dave e Kate si esibiranno in mille travestimenti e sotterfugi, al fine di far sprecare più foto possibile. L’accanimento di questi due personaggi è talmente ridicolo che solo un bambino molto piccolo potrebbe dare un senso al loro operato. Per smascherare i rivali ed orientarsi nell’area del lago sono indispensabili tre oggetti: una mappa della zona, un quotidiano locale ed una guida ai sentieri panoramici. Inutile dire che solo il caso li metterà sulla strada del lettore, che di lì in avanti troverà tutto molto più facile. Il cuore dell’avventura è costituito dall’uso adeguato od improprio della macchina fotografica. Il fatto è che fotografare il mostro oppure un tronco che galleggia non è motivato da alcun ragionamento, ma solo dalle coincidenza. Scatti o non scatti? Punti l’obiettivo a destra o a sinistra? Ti apposti sulla spiaggia o sul molo? La pioggia rovinerà o no la foto? Non ci vuole molto a capire che una simile impostazione non diverte granché, soprattutto in un contesto caratterizzato dalla banalità assoluta di luoghi ed incontri. Un lavoro puerile nello sviluppo dei fatti, così come nella gestione dell’azione. Il testo è breve ed avido di momenti interessanti, mentre su tutto pesa l’arbitrarietà delle scelte. La vittoria è determinata da decisioni effettuate al buio, in misura superiore rispetto a qualunque librogame che io conosca. Una volta trovata la soluzione corretta per ogni fotografia, Il Mostro di Loch Ness non ha più molto da dire. Pur denotando un possibilità di scelta abbastanza ampia, la maggioranza dei percorsi si rivela un’oziosa perdita di tempo. Buone le illustrazioni di Peter Dennis, sia la copertina che le sovrabbondanti miniature interne, il cui scopo è ispessire un librogame altrimenti striminzito. Ambientazione : 5 Stile di scrittura : 6 Bilanciamento : 4 Interattività : 6 Aspetto grafico : 7 Voto complessivo : 5 Difficoltà : bassa

Il Mostro di Loch Ness