Il Mostro di Loch Ness — recensione di EGO
EGO · 29 agosto 2007 · 5/10
La versione italiana degli Stephen Thraves’ Compact Adventure Gamebooks segue un ordine di pubblicazione leggermente diverso da quello inglese, e così il ruolo di primo volume nostrano spetta a Il mostro di Loch Ness . In questo libro siamo un giovane fotoreporter (assunto da due giorni!) di un giornaletto sull’orlo del fallimento. Il caso vuole che siamo l’unico fotografo presente in redazione nel momento in cui il direttore riceve la notizia che il mostro di Loch Ness è stato avvistato qualcosa come otto volte nello stesso giorno. Immortalare il mostro sarebbe lo scoop in grado di salvare il giornale, perciò dobbiamo volare a Inverness, fotografare Nessie e tornare in tempo per la prossima edizione… tra undici ore. Quasi che il tutto fosse troppo facile, all’arrivo a Inverness veniamo derubati di tutta l’apparecchiatura per mano di due giornalisti concorrenti, e tutto quel che ci rimane è una Polaroid con sei scatti. Buon lavoro! La premessa del libro è esemplare per comprendere il carattere assolutamente infantile delle avventure Compact . Thraves non si prende il minimo disturbo di riflettere sull’assurdità della situazione, sulle impossibili coincidenze, sui ridicoli trucchi che usa per portare avanti la vicenda. Come farebbe un bambino che si inventa una storia per il tema delle vacanze, trova perfettamente normale che ci siano soltanto due giornalisti a contenderci lo scoop, e soprattutto che questi due, invece di sbrigarsi a fare il lavoro che ci volevano impedire di svolgere, si accaniscano contro di noi con una serie di trucchi e travestimenti allo scopo di farci sprecare le poche foto rimasteci. E’ proprio una situazione da fumetto, e bisogna limitarsi a crederci, anche se in alcuni momenti viene proprio da immaginarsi il bimbetto che legge questa roba con gli occhi sgranati dallo stupore, trattenendo il fiato per la suspense, e insomma viene un po’ da ridere. Scopo del gioco è quindi andarsene in giro intorno al Loch a cercare dei punti d’osservazione da cui scattare ben sei foto del mostro, che evidentemente si sente un po’ solo visto che collabora pure. Nel corso del tour potremo venire in possesso di tre oggetti: una mappa, un quotidiano e una guida turistica dei sentieri. Se li abbiamo, al momento giusto potremo fare delle scelte corrette ed evitare un incidente che ci farà sprecare una delle foto disponibili. Di questi incidenti ce ne sono tantissimi, e per lo più decisamente astrusi: passi inciampare e cadere urtando il pulsante di scatto, ma quando il protagonista si perde, si sente prendere da furia omicida nei confronti dei due rivali che gli hanno fregato le cartine e stringe la macchina fotografica pensando di stringere le mani al collo dei due… Sorvolando sugli escamotage narrativi, quello che proprio non funziona nel Mostro di Loch Ness sono lo scarsissimo interesse degli eventi (un mero collante tra uno scatto e l’altro) e il vero labirinto di diramazioni, che rende molto difficile scattare la foto giusta. Non solo, infatti, bisogna decidere in che punto mettersi in attesa, ma anche se puntare l’obiettivo a destra, a sinistra o dritto avanti; va da sé che per scattare una singola foto corretta bisogna esplorare teoricamente sei possibilità, ed è un po’ troppo da chiedere alla fortuna. Non è così per tutte le foto, fortunatamente, e in realtà per tutte le foto dopo la prima la posizione da assumere è sempre la stessa… ma bisogna scoprirlo, e il numero teorico di tentativi necessari è esagerato per un’avventura che offre così pochi spunti interessanti. Buona la traduzione e belli i disegni di Peter Dennis, ma questo libro, che quand’ero bambino mi piaceva veramente tanto, col tempo si è rivelato il più fiacco dei Compact , e la scelta di farlo diventare il primo della serie, alla fin fine, si rivela ancor più azzeccata, perché toglie subito di mezzo l’anello più debole della catena.