Il Signore del Fuoco — recensione di EGO
EGO · 16 maggio 2008 · 6/10
Un fan(atico) di Dungeons & Dragons può solo concepire avventure a base di Sotterranei e Dragoni, e proprio questa è la ricetta di Paul Vernon per il secondo volume di Unicorno . Per qualche motivo, anche se reduce dal primo libro, l’eroe comincia quest’impresa senza armi né corazze; una pivellonaggine simile viene subito giustamente punita con la cattura da parte del Signore del Fuoco, dalla cui fortezza dovremo evadere. L’idea originale è che, in base a una scelta fatta al primo paragrafo, potremo iniziare l’avventura da quattro postazioni diverse, in pratica selezionando la difficoltà dell’impresa. Non ci vuole comunque molto a capire che, ancor più che in Tradimento a Drakenwood , lo svolgimento del librogame è abbastanza a senso unico, in barba alla libertà di spostamento. I nemici sono quasi sempre troppo forti per l’equipaggiamento fornito, o addirittura troppo numerosi per poter anche solo arrivare al combattimento; evitare la cattura da parte degli Orchi che pullulano nel castello è una necessità angosciosa che limita tragicamente le possibilità di azione, e il tutto si riduce ad una sorta di missione stealth assai minimalista, con la maggior parte dell’immenso dungeon a fare da appendice a quella piccola porzione dove si trova tutto ciò che c’è da raccogliere e uccidere. Data la situazione, non si riesce a provare la gioia dell’esplorazione che poteva offrire il primo volume, e a peggiorare le cose ci si mette il nuovo sistema di mappe, stavolta rispettoso della quadrettatura ma proprio per questo molto più pesante da tracciare. Pare incredibile che, nonostante l’immensa ambientazione proposta, Vernon abbia ripetuto in lungo e in largo gli stessi due o tre trabocchetti, che sfruttano sempre i medesimi paragrafi e pertanto, dopo che ti hanno fregato una volta, perdono tutta l’efficacia. L’unica parte veramente interessante del libro arriva nel finale, dove si incontrano due creature che richiedono un approccio alternativo e ragionato. Qui la traduzione di Flavio Gregori, purtroppo, può ingannare, nel senso che nel primo volume spacciava una lucertola del fuoco per un “dragone sputafuoco” e in questo secondo libro viene quindi istintivo lanciarsi spada alla mano contro un VERO dragone, ahimé molto meno conciliante. I paragrafi conclusivi lasciano anche intravedere qualche sprazzo di velleità narrativa da parte dell’autore; è troppo poco, e troppo tardi, però è lo stesso una bella scena. Quello che invece non è, è una ragione sufficiente per voler giocare Il Signore del Fuoco , episodio sensibilmente meno creativo e intrigante di Tradimento a Drakenwood . Se l’idea di Vernon per il terzo volume era qualcosa sulla falsariga di questo, probabilmente la scelta di non scriverlo è stata una dichiarazione di saggezza. ERRATA CORRIGE 212 : “Ferma quel maledetto razzo, subito!” è un quid pro quo da antologia: la frase giusta sarebbe “Smettila di fare questo baccano infernale!”, ma Gregori ha confuso racket (baccano) con rocket (razzo)! 478 : nella penultima frase si tratta di PUNTI DI FORZA, e non di POTERE.