Il Signore dell'Ombra — recensione di EGO

EGO · 13 settembre 2007 · 6/10

Questo è il primo dei due librogame scritti dal solo Oliver Johnson, e onestamente va detto che è il più debole dei Golden Dragon usciti da noi. Questo è dovuto ad una serie di fattori, ma probabilmente il principale è il fatto che Il Signore dell’Ombra è un lavoro che ha molto poco di personale, essendo per la maggior parte un tentativo di riutilizzare temi e stilemi di altri autori, e non offrendo quindi molto materiale degno di nota. Il protagonista è il Primo Paladino di Lalassa, inviato da re Valafor al Castello dell’Ombra. Qui regna il malvagio stregone Arkayn Darkrobe, che ha lanciato una maledizione sul re e ha preso il controllo del reggente, in modo da poter conquistare poi il regno al momento opportuno. La missione è banale: infiltrati nella fortezza e fai fuori il capo. Se si eccettua il nome grandioso del cattivo di turno, il tutto è un po’ un rifacimento della Rocca del Male di Steve Jackson. Prima di entrare nel Castello c’è una piccola sezione dedicata al viaggio, che comincia a dimostrare come Johnson cerchi in qualche modo di emulare i primi lavori di Morris, stemperando l’atmosfera horror con dei gustosi tocchi di ironia: ne è un perfetto esempio il cavaliere paralizzato da chissà quanto tempo sullo sgabello di una locanda a causa della sua armatura arrugginita che gli impedisce di muoversi, un personaggio completato dal fatto di chiamarsi Stentorian. Ma anche nel Castello vero e proprio c’è spazio per quadretti di gusto grottesco, come l’Uomo Lucertola o i banchetti dei mostri, descritti con un interessante humor che riporta alla mente alcuni abitanti della cittadella di Balthus il Malvagio. Sembra però che, nel tentativo di salvare l’integrità delle parti più oscure della storia, l’autore abbia calcato un po’ troppo la mano, andando a intaccare la componente ludica. Troppe volte Johnson cede alla più infame delle tentazioni, quella di inserire dei tiri di dadi il cui fallimento significa morte certa; il fatto che ce ne sia uno obbligatorio proprio fuori della porta dell’appartamento di Darkrobe è una bastardata che, dopo Il Tempio di Fiamma , si sperava di non dover più vedere. Ma anche altre situazioni presentano delle scelte che, pur ovviamente insensate, non dovrebbero per forza finire con la morte. Perché basta bere il sangue per diventare un Vampiro, o mangiare la carne umana per diventare uno Spettro? Certo, hai fatto una cazzata indegna di un paladino, ma non ha nessun senso che la punizione sia questa! A vantaggio del libro c’è una struttura abbastanza aperta, con percorsi multipli e la possibilità di trovare e utilizzare in modi differenti i non pochi oggetti sparsi per tutta l’avventura; oltretutto, nessun sentiero è scevro da rischi, perciò c’è sempre una certa sfida nell’arrivare alla fine. Come al solito, c’è anche un vasto assortimento di oggetti vari da usare al momento giusto, e se per caso manca l’oggetto l’alternativa c’è sempre, quindi rimanere bloccati per aver preso una strada piuttosto che un’altra non è possibile. Questa facilitazione nella struttura è però controbilanciata, oltre a quanto già visto, anche da combattimenti veramente troppo numerosi e impegnativi, che richiedono in media un 7 per colpire, contro avversari che solitamente sono in gruppo oppure possiedono degli attacchi speciali particolarmente dolorosi, se non addirittura mortali. Il duello con Arkayn Darkrobe è spettacolare dal punto di vista della sequenza delle azioni e delle possibilità di scelta, ma per quanto bene lo si possa affrontare, niente cambia il fatto che per colpire si debba tirare un almeno un 8, contro un nemico che parte da 18 punti di Vigore; si sarebbe potuta creare una sequenza in grado di renderlo più abbordabile. Il Signore dell’Ombra non è un libro brutto né malriuscito, ma purtroppo non ha nulla di speciale oltre ad una interessante caratterizzazione di alcuni personaggi secondari e a diverse situazioni troppo fuori di testa per non strappare almeno un sorriso (il Minotauro, per esempio). Vis…

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