Il Signore dell'Ombra — recensione di =Dr.Scherzo=
=Dr.Scherzo= · 23 agosto 2009 · 5/10
Titolo originale: "Golden Dragon Fantasy Gamebooks – The Lord of Shadow Keep” Autore: Oliver Johnson Anno: 1985 (1994 in Italia) Illustrazioni: Leo Hartas Traduzione italiana: Laura Pelaschiar ******************************************************** Terzo volume della serie Golden Dragon. Praticamente indistinguibile dal primo sotto diversi aspetti, come se si trattasse del “secondo tempo” del medesimo film. L'incipit è diverso, ma la struttura è pressochè identica: c'è un grande malvagio (Arkayn Darkrobe) arroccato in un oscuro castello (Castello dell'Ombra), e c'è il coraggioso eroe (il Primo Paladino di Lalassa) che deve sconfiggerlo per salvare il regno. Se già “La Casa di Tenebra”, pur mantenendosi dignitosamente a galla grazie all'atmosfera e ad alcune trovate gradevoli, mostrava la corda, cosa si può dire di questo albo, se non che trasuda poca originalità da tutti i pori? Davvero non comprendo il motivo d'inserire due trame uguali, ed entrambe poco ispirate, in una collana come questa, già piuttosto scarna (in Italia consta di soli cinque volumi). Vi sono sì alcune idee simpatiche (si pensi al Cavaliere alla Locanda o al Banchetto di Spettri), ma è decisamente troppo poco. L'ambientazione è ridotta all'osso, talmente vaga e generica da non restare impressa neanche per un secondo; questa cronica mancanza di segni distintivi non depone a favore della storia, né dell'autore, che astutamente ne approfitta per inserire tutto ciò che gli passa per la testa, in un guazzabuglio indistinto di creature e situazioni senza solidi legami tra loro. Per chi ha avuto l'occasione di leggere “La Rocca del Male” (Dimensione Avventura 1), quest'albo può apparire ancora più scialbo e sbiadito, un pallido tentativo di “omaggiare” (copiare?) l'opera di Steve Jackson. Il cortile del castello, i folkloristici avversari, le parole d'ordine: tutto sembra richiamare in qualche modo la celebre cittadella di Balthus il Malvagio, ma senza la stessa freschezza ed originalità. E' positivo il fatto che, esattamente come ne “La Casa di tenebra”, il giocatore abbia una discreta libertà d'azione, e possa affrontare i pericoli in modi differenti grazie anche al sapiente uso degli Oggetti; peccato che ci sia un numero forse eccessivo di combattimenti, che spesso spezzano il già di per sè precario ritmo del racconto. Vi sono inoltre un paio di maligni check basati sulla RPS (resistenza psichica) che si concludono con la morte immediata in caso di fallimento: un 'aut aut' poco pratico di cui non si sentiva il bisogno. In definitiva, un libro debole, che si gioca una volta e di cui ci si dimentica in fretta. Ambientazione: 5 Stile di scrittura: 6 Bilanciamento: 5 Interattività: 7 Aspetto grafico: 6 Voto complessivo: 5 Difficoltà: bassa