Il Signore Di Ravenloft — recensione di EGO

EGO · 29 dicembre 2007 · 8/10

Caratteristica costante, e abbastanza curiosa se vogliamo, dei libri della serie AD&D è quella di presentare delle avventure che possono sì essere in qualche modo riconducibili a delle vere e proprie sessioni di gioco di ruolo, ma talmente legate alla narrazione da essere inevitabilmente molto lineari; l’unica vera libertà sta nella decisione del finale. Il Signore di Ravenloft è una nobile e riuscitissima eccezione, perché è strutturato invece proprio come una campagna di AD&D, di cui sfrutta un modulo effettivamente esistente, oltre a fare uso del regolamento del gioco di ruolo in modo molto più estensivo. Eroe, e questa volta a pieno titolo, dell’avventura è Jeren Sureblade, paladino del quindicesimo livello, che nella terra di Barovia incontra una splendida ragazza, Ireena Kolyana. Ella gli racconta che quella terra è funestata da un vampiro, il Conte Strahd von Zarovich, che di recente ha cominciato a “interessarsi” alla stessa Ireena. Jeren giura quindi di essere colui che libererà Barovia dal regno di terrore di Strahd, e insieme a Ireena si reca al castello di Ravenloft. Non ci sono limiti in quest’avventura: Ravenloft è liberamente esplorabile, alla ricerca di tutto ciò che possa servire ad abbattere il Conte. Si può seguire qualsiasi strada e ritornare indietro quando si vuole, si può perfino arrivare alla tana del nemico e ritirarsi se non si pensa di essere preparati. Tanta libertà è ben gestita dall’autore, che riesce quasi sempre a non far ripetere eventi già avvenuti se si ripassa nella stessa stanza, anche se qualche déjà vu è riuscito a sfuggire. Molto intelligente, e ben implementato, è l’elemento di casualità: ogni ambiente prevede che si faccia un incontro con dei mostri erranti, determinati dal risultato di un dado, e ogni nemico ha le sue peculiarità. Le uniche pecche degli incontri casuali sono la loro possibile, anzi molto probabile, ripetizione, e l’idea che dei lupi possano comparire dal nulla all’interno del castello, cosa che mi lascia parecchio indispettito (potrei capire uno o due, ma DICIASSETTE lupi...). I nemici non sono comunque l’unico elemento generato a random: in alcune locazioni, infatti, è possibile ricevere dei bonus o dei malus dettati dall’atmosfera del luogo. Ma di certo la cosa più interessante sono i cosiddetti “lanci pregioco”: all’inizio di ogni partita si tira un dado per stabilire il valore di tre variabili A, B e C, e questi valori stabiliranno in quale stanza del castello avverrà un certo evento, o si troverà un determinato oggetto. Un’idea discreta per aumentare la rigiocabilità dell’avventura, anche se alla fin fine, che li si trovi nella cripta o nello studio, gli oggetti sono poi sempre quelli. Tra gli altri elementi da gioco di ruolo vero e proprio potreste aver notato che viene espressamente specificato il livello di Jeren, e infatti esso viene tenuto in debita considerazione. Quando un morto vivente tocca il nostro protagonista, questi perde dei livelli, e la perdita si ripercuote sul punteggio massimo di Energia Vitale e sul numero di incantesimi a disposizione. E’ già confortante vedere che così tanti elementi potenzialmente complessi siano stati semplificati al punto giusto e gestiti in modo intelligente per creare un libro molto giocabile, ma le belle notizie non finiscono qui. L’atmosfera e la narrazione sono piuttosto semplici, ma anche efficaci, e particolarmente riuscita è l’interazione tra Jeren e Ireena, la quale non è una semplice palla al piede: va sì protetta, ma ha diverse possibilità di rendersi utile contro alcuni nemici. Molto ben caratterizzato è anche lo stesso Conte, per quanto le sue apparizioni siano sporadiche: un avversario carismatico, quasi simpatico, che un po’ dispiace dover affrontare. La difficoltà del libro potremmo definirla ben bilanciata, il che per qualcuno potrebbe tradursi in “troppo facile”. Le morti istantanee praticamente non esistono, perché per incontrarle bisogna fallire un lancio di dadi per due volte di fila, e in media il…

Il Signore Di Ravenloft