Il Signore Di Ravenloft — recensione di Gurgaz
Gurgaz · 27 febbraio 2008 · 7/10
Titolo originale : Master of Ravenloft Autore : Jean Blashfield Anno : 1986 Illustrazioni : Gary Williams Copertina : Clyde Caldwell Traduzione italiana : Saulo Bianco (1988) Dopo una gestazione durata cinque volumi, finalmente la serie Advanced Dungeons & Dragons ha partorito un librogame dove si gioca sul serio. Ne Il Signore di Ravenloft non c’è l’urgenza di narrare una storia mascherata da bivi, bensì traspare l’intenzione di creare una struttura innovativa ed orientata al gioco. Non solo: Jean Blashfield ha capito che il lettore medio vuole riferimenti puntuali e riconoscibili al sistema di gioco cui la collana è legata. A tal proposito ha elaborato un buon numero di semplici regole da sfruttare in un setting ufficiale: il mondo di Ravenloft . La Contea di Barovia è il feudo più malinconico che si possa immaginare, oppresso e tormentato dal suo perfido signore Strahd von Zarovich, uno dei più potenti vampiri esistenti. Questa versione heroic fantasy di Dracula impoverisce il popolo sottraendogli le ricchezze, uccidendo il bestiame e reclamando le donne più belle come concubine, dopo averle uccise lentamente con piccoli salassi. Ireena Kolyana è una delle prescelte, ma gli dei inviano un possente eroe in suo soccorso: il paladino Jeren Sureblade. Sarà questo coraggioso guerriero-chierico a spezzare per sempre il giogo di Strahd? Magari non al primo tentativo, però le sue probabilità sono piuttosto alte. La fortezza di Ravenloft è disseminata di oggetti magici che possono aiutare nel combattimento contro il gran nemico; basta solo trovarli. Già in partenza il protagonista è dotato dell’armamentario tipico di un Personaggio Giocante di alto livello, costituito dalla mazza incantata Scelta, da otto incantesimi e dal potere di scacciare i nonmorti. Per non lasciare del tutto indifesa Ireena, Jeren le dona una bacchetta delle Folgori Magiche “che gli avanzava”, così anche la donna può affrontare le terribili creature di Ravenloft. Al fianco di Jeren ha poco da temere, visto che il librogame è assai permissivo nei confronti del giocatore. I requisiti dei lanci sono singolarmente bassi ed un fallimento porta conseguenze risibili per un paladino di 15° livello con 70+2d6 punti di Energia Vitale . Il peggio che può capitare è la perdita di alcuni livelli, con ripercussioni sul lancio di incantesimi e sull’ Energia Vitale , ma è una minaccia concreta solo nel duello finale, perché il librogame consente di lasciare Ravenloft e di pregare per ripristinare i livelli persi! Una volta è più che sufficiente, data la durata dell’avventura. Il Signore di Ravenloft è incentrato sull’esplorazione di un castello non troppo esteso, reso cangiante dal sapiente impiego dei dadi per generare gli incontri, per applicare bonus e malus dovuti agli ambienti, o per variare la collocazione degli oggetti e delle apparizioni del Conte. Le ultime due variabili sono gestite tramite i cosiddetti lanci pregioco , forse l’elemento più affascinante del sistema. Non ci voleva troppo per arrivare a questa struttura: bastava ricordarsi la miriade di tabelle che pullula sui manuali di D&D, ma tanto di cappello a Blashfield per averci pensato! Le prime partite sono quelle più entusiasmanti, finché non si capisce qual è il metodo corretto per sconfiggere il Conte Strahd e non si sono svelati i segreti del castello. Un po’ alla volta la struttura random mostra il fianco, allorché consente di fare certi incontri solo se si entra in una stanza da una determinata direzione, oppure fa incontrare due volte lo stesso avversario. Tali problemi nascono dall’esigenza di economizzare sul numero di paragrafi, già oltre la media della serie. C’è un enorme dispendio di energie e spazio testuale per lo scontro con Strahd, visto che si può utilizzare ogni oggetto/potere a disposizione, perfino quelli insensati agli occhi dell’esperto giocatore di Advanced Dungeons & Dragons . Questo sfoggio di opzioni è ammirevole ma fatuo nella sostanza, poiché il librogame permette di gironzolare…