Il Signore Di Ravenloft — recensione di =Dr.Scherzo=

=Dr.Scherzo= · 26 febbraio 2009 · 7/10

Titolo originale: "Advanced Dungeons & Dragons – Master of Ravenloft" Autore: Jean Blashfield Anno: 1986 (1988 in Italia) Illustrazioni: Gary Williams Traduzione italiana: Saulo Bianco ******************************************************** L’idea che sta alla base de “Il Signore di Ravenloft” si regge sull’intramontabile clichè del prode cavaliere senza macchia (qui impersonato da Jeren Sureblade, paladino di 15° livello) che desidera salvare la bella fanciulla (Ireena Kolyana) dalle grinfie del malvagio di turno (nientemeno che Strahd Von Zarovich, Conte vampiro di Barovia). Non che sia necessariamente un male, anzi: in questo caso l’incipit non fa una piega, vivacizzato da un curioso primo paragrafo in soggettiva in cui il Conte Strahd ci presenta la storia dal suo personale punto di vista. Nel breve volgere di pochi paragrafi veniamo istruiti sulla nostra missione e, in compagnia della coraggiosa Ireena, siamo pronti a tentare l’assalto al tenebroso Castle Ravenloft, dimora del crudele vampiro. L’avventura si snoda quasi interamente all’interno del castello, in cui potremo muoverci in discreta libertà, esplorando in lungo ed in largo e misurandoci con le tetre creature che vi risiedono. Non c’è però da preoccuparsi troppo, dal momento che i check richiesti non sono mai insormontabili; al contrario, ne “Il Signore di Ravenloft” il protagonista, Jeren, è fin troppo agevolato, e spesso supera comodamente le asperità del percorso grazie all’elevato valore delle sue Caratteristiche. (Opinione personale: conosco in maniera approfondita Ravenloft, e la considero la più mortale ambientazione di sempre. L’eccessiva facilità con cui ‘sto paladino sconfigge i pericoli del Castello di Barovia, nero cuore del Semipiano del Terrore, per me rappresenta una grave pecca). Il sistema utilizzato per rendere ogni tentativo diverso dai precedenti è apparentemente ben congegnato: una serie di tre tiri pregioco rendono infatti imprevedibile il ritrovamento di particolari oggetti speciali, necessari per portare a termine con successo il compito che ci siamo preposti (ovvero eliminare Strahd). Anche la casualità con cui vengono introdotti sia gli eventi che l’incontro con le creature è un punto a favore degli autori, che hanno provato a ravvivare il game. L’esiguo numero di paragrafi, tuttavia, indebolisce non poco questa soluzione: in una partita, in media, accade almeno un paio di volte di tornare letteralmente sui propri passi, riaffrontando gli stessi avversari e visitando zone già note. La terza volta che mi sono imbattuto nella “misteriosa dama vestita con un manto color rame”, ad esempio, ho avuto un attimo di sbandamento, non lo nego. Il numero di luoghi visitabili, inoltre, non è vasto come può in un primo momento apparire, anche se esistono alcune aree ‘segrete’ che è opportuno controllare. E’ comunque indispensabile, ribadisco, esaminare attentamente gli ambienti, perché all’interno dell’oscuro maniero sono disseminati alcuni potenti oggetti magici che ci serviranno durante la battaglia con Strahd. Parecchi sono, appunto, i paragrafi dedicati allo scontro finale con Strahd: se da un lato questo permette una maggior giocabilità e flessibilità (ci si può sbizzarrire provando ad abbattere il vampiro in vari modi), c’è da dire che il combattimento in sé non è così complesso come hanno voluto dipingerlo gli autori. Esistono infatti solo due metodi coi quali è possibile sconfiggere definitivamente il Conte, ed una volta scoperti, svanisce buona parte del brivido della lotta. Ero partito con l’intenzione di assegnare a “Il Signore di Ravenloft” un voto molto alto, memore delle emozioni che era stato in grado d’offrirmi quando lo lessi la prima volta, anni addietro. Rileggendolo, però, mi sono accorto che, pur traendo spunto da una delle migliori ambientazioni mai concepite per l’universo D&D, questo librogame rappresenta una occasione persa: non è esente da difetti, e non riesce a toccare quel livello d’eccellenza che avrebbe potuto – e fors…

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