Il Tunnel dei Diamanti — recensione di EGO
EGO · 9 settembre 2007 · 3/10
La regina Tarsha, oltre ad essere una bella figona come ogni regina che si rispetti, regna su un paese che, si dice, è uno dei più ricchi che ci siano, grazie agli enormi diamanti che si estraggono dalle sue miniere. Allora come mai il regno è pieno di morti di fame? Be’, il fatto è che Tarsha, come ogni regina che si rispetti, ha detto “No!” non solo al colesterolo, ma anche al solito buzzurrone permaloso e vendicativo, tale Draxun. Naturalmente Draxun ha alle sue dipendenze l’immancabile mago onnipotente, Murgle (con un nome così, anch’io mi sarei dato al male), che ha popolato la grande miniera di mostri terribili, rendendo impossibile l’attività estrattiva. Pensate, Murgle è così potente che il suo volto è diventato il simbolo della serie! C’è un solo individuo abbastanza forte, abbastanza coraggioso, abbastanza altruista da entrare nella miniera per recuperare un numero sufficiente di gemme da rimettere in sesto il paese. Certo, ha quel problemino coi cuochi, ma si spera che nella miniera non ce ne siano… Il tunnel dei diamanti comincia leggermente meglio dell’ Isola delle Caverne : per esempio, anche se non si azzecca la strada che porta al primo oggetto, non si perdono punti di Forza. E’ già qualcosa. Peccato che poi il tutto degeneri di nuovo in un altro noiosissimo dungeon crawler pieno di punti morti, di situazioni tutte uguali, di trappole assurde, popolato da mostri decisamente meno belli che nell’episodio precedente. L’unica variazione sul tema è il fatto che una delle otto gemme va ottenuta senza combattere; purtroppo, come si può facilmente immaginare, per ottenerla bisogna scegliere a caso la strada giusta di fronte a un trivio. E non è che la cosa riduca il numero di mostri, anzi: ce ne sono comunque 36, e addirittura, nella caverna della settima gemma, la scelta dell’avversario va eseguita tra qualcosa come 12 differenti! Dieci dei quali, tra l’altro, molto più potenti di quanto si possa desiderare. Non c’è molto altro da dire su un libro che in pratica non è altro che un’espansione del primo, con nuovi mostri e un oggetto diverso (e si pone l’imbarazzante problema di come il personaggio abbia potuto perdere gli altri tre oggetti da un libro all’altro). Il prologo è più bello, ma lo svolgimento è persin più fiacco, il che è tutto dire. Brutto poi l’errore ortografico al paragrafo 34 : “un’altro”. Soltanto i più forti, i più abili e temerari possono sopravvivere: questo dice l’introduzione ai libri, ed è vero. Solo loro possono sopravvivere alla terribile noia che si prova leggendo questi libri, solo loro possono dire di aver compiuto l’impresa. Ma il problema è che non ne vale la pena.