Il Vecchio della Montagna — recensione di Gurgaz

Gurgaz · 24 giugno 2007 · 8/10

Titolo originale : La Forteresse d’Alamuth Autori : Doug Headline e Dominique Monrocq Anno : 1986 Illustrazioni : Jacques Terpant Traduzione italiana : Eleonora Baron (1989) Fonte d’ispirazione : già nel secolo XII il termine ‘assassini’ era usato in Occidente per designare i seguaci del Vecchio della Montagna, il misterioso potente che viveva in un inaccessibile castello fra i monti della Siria, circondato da sanguinari fanatici. Si trattava d’una diramazione degli eretici musulmani sciiti, detta degli ismailiyyah (ismaeliti), della quale fu iniziatore il persiano al-Hasan ibn as-Sabbah. Divenuto partigiano del fatimida Nizar, pretendente all’imanato egiziano contro il fratello al-Mustali, il Vecchio si fece suo propagandista in Oriente, dopo essere diventato nel 1107 gran maestro degli ismaeliti persiani. Due anni dopo s’impadronì della formidabile fortezza di Alamuth (a nord-est di Qazvin), che diventò centro del suo potere e da dove combatté i sovrani islamici ortodossi. Fra le varie denominazioni usate dagli autori musulmani per i seguaci di al-Hasan quella di ‘hashishiyyah’ risulta rarissima; in ogni caso, è essa che allude allo stupefacente hashish e che dovette predominare nell’uso popolare, così da dar origine al vocabolo europeo ‘assassini’. Anche le fonti asiatiche si riferiscono all’inebriamento da hashish, testimoniando sul potere assoluto esercitato dal capo degli Assassini (di solito lo esemplificano con l’aneddoto dei seguaci che, a un cenno del gran maestro, si gettano dall’alto della fortezza, per sfracellarsi sulle rocce sottostanti). Del resto l’omicidio a fini politico-religiosi era ammesso dalla dottrina ismaelitica e vi furono vittime illustri in Terrasanta, tra i crociati come tra i musulmani, tanto che i selgiuchidi cercarono, ma invano, di distruggere la potenza degli Assassini. Dopo la morte di al-Hasan, tentennamenti di ordine etico determinarono discordie interne e l’indebolimento della setta; già il terzo successore di al-Hasan, Alaaddin (1220-1255), menzionato da Marco Polo, riusciva malamente a farvi fronte; il gran maestro che seguì Alaaddin, Ruknaddin, non poté resistere ai mongoli di Hulagu che nel gennaio 1256 espugnarono Alamuth, la rocca creduta imprendibile. Nel primo libro di Misteri d’Oriente la figura storica del Vecchio della Montagna è rivisitata in chiave fantasy ed inserita in un’ambientazione da Mille e una notte . Il risultato è eccellente e ne scaturisce un librogame accattivante, dove si può esplorare palmo a palmo una fortezza piena di avversari memorabili, magie e trabocchetti, fino al fatidico incontro con Hasan ibn as-Sabbah. Attenzione, però: questo librogame presenta alcuni ostacoli. Anzitutto, ci sono solo tre modi per penetrare dentro Alamuth e non è automatico individuarli. La via più entusiasmante permette di entrare dalla porta principale e di godersi meglio la fortezza, con tanto di Assassini strafatti di hashish. Un’altra ci obbligherà ad attraversare un sotterraneo abitato da strane creature umanoidi. La terza richiede il possesso nientemeno che della Lampada di Aladino. Il secondo ostacolo è dovuto allo scarso bilanciamento di alcuni combattimenti, su tutti quello contro la statua gigante Thalos. Se non si ha una Forza elevata (15 o più), non bastano nemmeno i tre pezzi dell’armatura magica menzionata da Abdul Al-Azhred (una guida illustre per il Prete Gianni). Ciò mette in luce una piccola falla del regolamento, che avvantaggia enormemente chi possiede anche un solo punto di Forza in più dell’avversario. Provare per credere. A parte queste difficoltà, l’avventura è bellissima, ricca di attrattive, scritta in maniera pregevole e coinvolgente. Le citazioni si sprecano (Ali Babà e i Quaranta Ladroni, Geni, il Necronomicon, la Lampada, tappeti volanti, ecc...) e si mescolano con naturalezza ad elementi classici del fantasy, eccetto un Lupo Mannaro di cui non c’era bisogno. Gli oggetti magici sono elargiti a piene mani ed è un vero peccato dover gettare via tutto un…

Il Vecchio della Montagna