Il Vulcano Maledetto — recensione di EGO

EGO · 31 agosto 2007 · 5/10

Chi conosce la serie Rupert il Selvaggio sa già tutto sul terzo volume di Compact. Il Vulcano Maledetto non è altro che un’avventura extra scritta con lo stesso format di quelle del barbaro; anzi, si potrebbe perfino presumere che il protagonista sia il figlio di Rupert, dato che nell’introduzione c’è un accenno a un “padre” che non viene nominato, ma potrebbe benissimo essere lui. Oltre a non essere originale, questo libretto è il più involontariamente comico di tutti i Compact , e la cosa più spassosa è che vorrebbe essere quello più cupo e più serio. D’accordo, un re amico di mio padre mi ha chiesto di aiutarlo perché suo figlio è stato rapito e gli hanno chiesto come riscatto sei pietre preziose grandi come il pugno di un uomo. E fin qui… Ma come faccio a credere che una banda di persone in grado di rapire un principe sia così scalcagnata da pensare che un simile riscatto possa essere pagato dal sovrano di un regno poverissimo? Cioè, uno ha un castello diroccato e pieno di spifferi, e tu pensi di poterci ricavare qualcosa se gli rapisci il figlio? Ah, tutti belli svegli in questo regno, complimenti! Va be’, andiamo avanti. Il re ci chiede di andare a prendere queste gemme nel Vulcano Maledetto, estinto da tempo ma le cui fiamme, in tempi remoti, hanno dato vita tanto a gemme enormi quanto a mostri spaventosi. Mmmm. D’accordo, accetto, anche se so che probabilmente la mia ricompensa potrà essere, nel migliore dei casi, una pannocchia secca, vista la prosperità del reame. Cosa non si farebbe per l’amico del proprio padre… Per fortuna un barbaro è più resistente di uno 007 qualsiasi, e infatti la sua Forza ammonta a ben 5 punti. Nel corso della sua avventura potrà trovare una mappa del vulcano, un libro dei simboli e una pergamena dei codici. Infatti bisogna sapere che il vulcano è già stato esplorato da un trio di avventurieri, che sono entrati dalla parte opposta ma che, guarda caso, sono schiattati tutti e tre contemporaneamente e nello stesso punto, a due metri dall’uscita. Questi tre, nel loro viaggio, avevano annotato sui muri dei codici per indicare i pericoli delle caverne, perché gli sembrava brutto scrivere le indicazioni in italiano: in effetti, perché scrivere “Qui no” o “Vai a destra” quando puoi scrivere XYXXXYX? E la cosa gli è tanto piaciuta che i loro spiriti aleggiano ancora nelle caverne, ansiosi di metterci alla prova per vedere se siamo abbastanza “intelligenti” (in inglese era un più onesto “intuitivi”, ma pazienza, tanto più ridicolo di così) da dare risposte a casaccio per meritarci i documenti che permettono di decifrare i codici. Come se non bastasse, verso la fine del libro uno degli spiriti decide che dopo tutti questi anni vale la pena vendicarsi di un altro membro del gruppo e ammazzare… il suo fantasma. Dopodichè si rivolta verso di noi, ma poiché “gli siamo simpatici” ci concede di scegliere a caso una spada per attaccarlo. Strano, perché aveva detto che mai e poi mai ci avrebbe aiutati a compiere l’impresa che lui aveva fallito; e infatti si tratta di un’altra invenzione della traduttrice, comunque fa sempre ridere! In mezzo a tutto questo mucchio di assurdità che vorrebbero creare un’atmosfera epica e tenebrosa e ottengono l’effetto totalmente opposto, ci capita di visitare sei caverne, ognuna delle quali contiene tre bellissime gemme. E anche, a guardia di ciascuna bellissima gemma, un bruttissimo mostro, illustrato da un Terry Oakes particolarmente ispirato. Ogni mostro ha un punteggio di forza che può andare da 1 (debolissimo) a 6 (fortissimo); purtroppo la sua forza la possiamo sapere solo se scegliamo di affrontarlo. Se il disegno di un mostro non ci ispira sicurezza possiamo passare oltre e esaminare il mostro successivo, e se nemmeno questo sembra troppo malleabile si può saltare al terzo. Non siamo costretti a combattere, ma il rovescio della medaglia è che, eccetto che in una delle sei caverne, dopo che abbiamo oltrepassato un mostro non possiamo tornare indietro da lui, ma solo aff…

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