In Viaggio verso Creta — recensione di EGO
EGO · 3 giugno 2007 · 9/10
In questo libro ha inizio l’avventura di Alteo, figlio del re Egeo di Atene e fratello di Teseo. La prima parte del viaggio vede Alteo dirigersi prima di tutto verso Atene per incontrare suo padre; qui otterrà l’incarico di andare a Creta per vendicare Teseo e porre fine al tributo di sangue preteso da Creta per saziare il Minotauro. L’avventura è straordinaria per l’immensa varietà di percorsi a disposizione. E’ un viaggio che si svolge prevalentemente a terra, quindi si visitano molte città, ognuna teatro di situazioni in cui un eroe può coprirsi di gloria o di infamia: feste religiose, congiure di palazzo, profanazioni di templi, pestilenze, assedi. C’è davvero di tutto, e si può partecipare ad ogni evento in modi diversi, con sviluppi davvero sorprendenti. Il livello di difficoltà è accettabile: benché ci siano scontri molto impegnativi, spesso e volentieri contro più avversari, non c’è nessuna sfida impossibile, e nel corso della storia si possono ottenere armi e punti di ONORE che torneranno utilissimi nei libri successivi. E’ molto importante prendere confidenza col sistema delle preveggenze, per capire ciò che realmente ci si può aspettare sfruttandolo: bisogna valutare attentamente la situazione di partenza, soppesare le opzioni a disposizione e cercare di pensare un po’ in anticipo sugli eventi. Dato che da un eroe ci si aspetta un determinato comportamento, non bisogna mai arretrare di fronte al pericolo, ma nemmeno si può pensare che ci sia tutto dovuto: l’arroganza e la supponenza non piacciono agli dei, che sono sempre in agguato con piccoli test di rettitudine per valutare Alteo. La caratterizzazione degli dei è uno dei punti di forza della narrazione e offre i pochi spunti ironici di una storia che altrimenti si prende maledettamente sul serio; divertono soprattutto lo sbadato Apollo e la vezzosa Afrodite, mentre Poseidone si rivela subito insopportabilmente arrogante e coglie ogni occasione per rendere più difficile il viaggio. C’è comunque il respiro dell’epos, accentuato da uno stile di scrittura che a volte è talmente infiorettato da risultare comico (e ancor di più grazie alla strabiliante traduzione di Flavio Gregori). Eccone alcuni esempi: “Il re ti guarda fisso negli occhi come la Gorgone che ha serpi al posto dei capelli, raggelandoti là dove sei seduto. I suoi bianchi capelli sono come la neve sulla cresta dell’Olimpo.” “Attonito per questo sacrilegio, tremante in tutte le membra, sei pervaso da un’ira divina. Ti precipiti all’interno del recinto del tempio, emettendo strane parole, parole che vengono dal dio, così come un verro trafitto in una frenetica caccia grugnisce la sua sfida nei confronti dei crudeli cacciatori.” E la mia preferita: “La fresca brezza che spira sulla strada costiera scompiglia i tuoi capelli, che si muovono come il biondo grano sotto il caldo sole estivo, prima che i contadini lo mietano con le loro falci di lucente metallo ridendo e infervorandosi nel lavoro.” E tra le altre cose atmosferiche e bizzarre ci sono ancora alcune preveggenze, che ti spiegano diverse nozioni mitologiche e poi ti appioppano una punizione perché non le sapevi; i disegni di Dan Woods, di stile davvero particolare, statico e bidimensionale come le pitture sui vasi antichi, sempre cupo, molto efficace; o ancora il particolare puntiglio degli autori di smascherare il giocatore truffaldino, proponendogli scelte che non può compiere e inserendo paragrafi a cui non si può arrivare da nessun altro. In viaggio verso Creta è un’avventura completa, in grado di soddisfare tutti i palati. C’è una buona dose di azione, un po’ carente invece nei volumi seguenti, che contribuisce a movimentare un’avventura che comunque ha uno svolgimento molto lento e pacato, tipico della letteratura epica. Ci si sente efficacemente immersi in un mito, e benché si sia molto lontani dai Dungeons & Dragons caratteristici degli altri librogame del periodo, non se ne sente affatto la mancanza, anzi è un graditissimo diversivo.