Inferno! — recensione di EGO
EGO · 17 giugno 2008 · 4/10
Il problema di una serie incompleta è che non sai come va a finire. Il problema di Ninja , invece, è che sai come va a finire, ma non ci credi. Dopo le prime volte che finii Inferno! mi misi a sfogliare tutto il libro nell’illusione che per qualche motivo Smith e Thomson avessero cambiato formula e nascosto il finale in un paragrafo che non fosse l’ultimo; del resto si sapeva che non ci sarebbero stati altri volumi e, insomma, non poteva finire così. Ma, ahimé, è tutto vero. Inferno! è il tradimento di tutto ciò che è stato Ninja . La trama presuppone che Glaivas si sia lasciato convincere da Doré le Jeune a fare una spedizione punitiva nel Rift, un po’ come quando Paperoga coinvolge Paperino in qualche affare che si sa già subito che andrà peggio che male. E infatti, dopo un mese di assenza, si viene a sapere che i due scapestrati sono stati fatti prigionieri dalla Vedova Nera, la nuova signora degli Elfi Oscuri. Riscatto richiesto: lo Scettro e il Globo. Latrici del messaggio: Foxglove, che ha venduto la città al nemico durante il precedente assedio, e Cassandra, che in passato ha tentato di farci la pelle. Ma chi ci crede? Nessuno, infatti, ma Kwon non ci permette di rifiutarci e di abbandonare i due polli al loro destino. E dunque via, si parte per il Rift, con la sola alternativa di essere accompagnati da Foxglove oppure di giustiziarla prima. Tanto non fa una grossa differenza. Infatti una delle cose che sbalordiscono in Inferno! è l’inesistente coerenza della struttura complessiva. Anche se facciamo uccidere Foxglove, in alcuni paragrafi lei ci sarà comunque, e in generale il Rift non ha quella che si definisce un’architettura coerente: è un incrocio tra un dungeon e una città sotterranea popolata da ogni genere di mostro, costituita da più livelli sovrapposti proprio come l’Inferno dantesco, ma senza il minimo simbolismo. Che cosa c’è da fare nel Rift? Scendere. Inutile andare alla ricerca di qualcosa: non c’è niente da trovare, se non trappole e pochi ostacoli comunque evitabilissimi. Se si trova un passaggio o una scala che porta in basso, basta prenderla e non ci si perde nulla. Nulla, sì, questa è la parola che riassume il libro. Ci sono forse quattro combattimenti, nessuno obbligatorio; i lanci di dado sono rarissimi, l’uso delle abilità della Tigre praticamente non è previsto, le strade da seguire sembrano volerti saltare addosso mentre ogni altra serve solo a perdere tempo e a presentare qualche timida complicazione. Gli stessi identici paragrafi si ripetono con numeri diversi per far finta di tenere conto di scelte compiute in precedenza, ma come si è già detto questo apparente rispetto della continuity prima o poi viene platealmente infranto. Non c’è azione; zero. Non c’è logica; zero. Si va avanti come pecore fino all’impossibile parte finale, dove prima scopriamo che tre vecchi “amici” ci stanno aspettando in piedi a spade sguainate benché il viaggio nel Rift richieda alcuni giorni, e poco dopo arriva l’allegra combriccola di pasticcioni già incontrati in Assassino! , ignorando beatamente il fatto che potremmo avere ucciso uno di loro e lasciato gli altri a lottare contro un nemico superiore alle loro forze. Così, giusto per mostrare che fine hanno fatto tutti quelli che erano stati lasciati in sospeso, e poi via, giù alla conclusione dove potrebbe ancora aspettarci l’immensa idiozia di morire al penultimo paragrafo perché abbiamo fatto una certa cosa all’inizio del libro . Non che cambi granché, dato che il finale non significa comunque niente: messo così è come dire che muoiono tutti, Vendicatore compreso, e le parole “The end” nel libro originale fanno capire che non è previsto un seguito. Non viene detto esplicitamente che cosa succede, ma se potesse finire bene, dovremmo poterlo vivere in prima persona, giusto? Quello che io, e con me chiunque abbia letto Ninja , vorrei sapere è perché . Perché la serie, questa serie, finisce così? Perché questo volume è stato pubblicato se è palesemente incompleto, un…