Intrigo in FM — recensione di Vassagonia_Dreaming

Vassagonia_Dreaming · 31 dicembre 2006 · 1/10

E' sempre difficile trovare parole per rendere esattamente le sensazioni provate durante una lettura che ci ha cambiato la vita. Tuttavia, assumo sulle mie larghe spalle quest' arduo compito, spinto dall'amore verso il prossimo, dall'ardente desiderio di riuscire a portare a voi anche solo le briciole di questa esperienza che ha ridefinito la mia percezione di ciò che è reale e ciò che è fantastico e soprattutto ebbro di rum & cola. Il compito di giungere alla pefetta commistione tra realtà e fantasia, spetta alla scrittrice britannica Elizabeth Steel. Protagonista della vicenda è una giovane giornalista radiofonica il cui compito è, con nostra grande sorpresa, fare delle interviste. Ovvero, nelle parole dell'autrice: “andare in giro con un registratore e parlare con un sacco di gente”. Oltre a questo, collabora con altri programmi tra i quali uno “spazio notturno di musica per giovani”. Seguitissimo, nonostante l'agguerrita concorrenza dei noti spazi notturni di musica per anziani. I due responsabili di questo programma sono il d.j. Andy Anderson; giovane, bello, aitante e di colore e il produttore Simon Lewis; giovane, bello, aitante e biondino, dal cui personaggio persino l'attore Patrick Swayze ha copiato il look con il quale appare nei suoi films. Il primo incarico per la nostra eroina non tarda ad arrivare e subito siamo messi di fronte al tratto saliente del libro: il piglio con cui l'autrice gestisce la prospettiva femminile. Sullo sfondo di una dimensione di acuta critica sociale, in questo caso la denuncia del clientelismo nell'assegnazione delle case popolari, fa da base alla prima vera occasione in cui avremo modo di far valere il nostro ruolo di donne nella società: dopo aver cercato, con grande acume professionale, di estorcere la verità all'assessore sospettato di accettare mazzette, non possiamo far altro che uscire dalla stanza deluse, spaventate e amareggiate, con la sensazione di averla fatta grossa e la paura di perdere il lavoro. In quella, da vere donne, non possiamo non accettare il disinteressatissimo invito di Andy a prendere un caffè. Già, il caffè, o meglio, l'invito a consumare un caffè insieme. Vero e proprio leitmotiv del testo. Il mezzo attraverso il quale l'umanità tutta si relaziona. Tutto ruota intorno al caffè, esotica bevanda capce di risvegliare le passioni: amore e odio, ira e misericordia. Una geniale metafora della vita. Uomini, a che serve inventare approcci fantasiosi, perdersi in ingannevoli arti amatorie, quando tutto può essere riassunto in un invito a prendere un caffè? Ricordo quella volta in cui cercai di offrire un caffè a una ragazza che mi piaceva, ma quando mi sentii rispondere “no, mi fa schifo il caffè!”, capii che non era la donna per me, anzi capii che non era nemmeno una vera donna. Ma la critica sociale non finisce qui. Simon e Andy, gli uomini protagonisti della nostra vita, vengono avvicinati da una produttore discografico e dal manager di un gruppo musicale, che in barba all'onestà e al duro lavoro che tutte le nuove proposte musicali mettono nella loro produzione artistica, cercheranno di corromperli affinchè promuovano via radio i propri protetti. Basterà così poco per convincere due professionisti integerrimi come Andy e Simon? Certo che sì. Ma noi, da vere donne, non possiamo certo farli sentire colpevoli, quindi parteciperemo tacitamente alla disonesta manovra. Ma non sarà certo colpa nostra, perchè come potevamo sapere che cosa volesse dire “payola”, ovvero il termine usato per indicare il suddetto illecito, prima che il cantante del gruppo interessato, incontrato ad un innocente party promozionale, ci spiegasse il significato di questa parola dal sapore misterioso ed arcano? Ovviamente, trattandosi di un dramma ambientato in una stazione radiofonica, la musica ha un ruolo importante. Avremo modo di fare conoscenza con i Bandits, il promettentissimo gruppo che Andy e Simon si sono spontaneamente incaricati di promuovere. Anche qui, il contatto con il mondo gio…

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