Intrigo in FM — recensione di EGO
EGO · 28 febbraio 2008 · 5/10
Quello che mi chiedo, dopo aver letto e riletto questo libro, è quale potesse essere il giudizio che ne avevano le lettrici dell’epoca. Durante la lettura, almeno all’inizio, ho tentato di immedesimarmi nella protagonista, cercando di seguire una condotta più coerente possibile, per esempio rifiutando tutti gli appuntamenti per non sbilanciarmi troppo verso l’uno o l’altro personaggio maschile, e soprattutto svicolando ogni singolo invito a prendere un caffè; sfortunatamente l’impresa non è riuscita al 100%, e infatti trovo che uno dei grossi problemi di Intrigo in FM sia la mancanza di coerenza. Uno, perché ce ne sono svariati. La protagonista della storia è una giovane e ambiziosa giornalista presso l’emittente Radio South. Se il prologo la descrive come una donna capace e di belle speranze, il primo paragrafo la getta nella dura realtà di un mondo irrimediabilmente maschilista, del quale resterà succube fino alla fine. E’ veramente ridicolo ritrovarsi ad interpretare quella che sembra l’unica donna vagamente decente nel raggio di chissà quanti chilometri, dato che ogni singolo maschio ritenuto dall’autrice ormonalmente attivo (ed escludendo quindi l’integerrimo direttore e il per nulla integerrimo – ma evidentemente troppo attempato – manager discografico, due omissioni di incredibile ingenuità) ci prova spudoratamente con tutta l’anima ad ogni pur remota occasione; ed è assolutamente rivoltante come ciascuno di loro non possa fare a meno di rivolgersi a noi, ogni dannata volta che apre bocca, con epiteti del tipo “bellezza”, “tesoro”, “dolcezza”, “amore”, e peccato che per aggiungere colore al testo non ci abbiano mai messo le varianti più popolari tipo “squinzia”, “tipa”, o “gnoccolona”, che avrebbero fatto tanto ggiovane. E se già essere circondati da folate di testosterone non fosse abbastanza disagevole, ci si aggiunge la squinzia – cioè, la fanciulla stessa, che salta al collo di uno, sente di innamorarsi dell’altro, poi però bacia l’altro ancora e dall’ultimo si aspetta un bacio che però non arriva, e allora si mette a letto imbronciata e inquieta, e poco ci manca che si metta a cantare “Holding out for a hero” nel cuore della notte (ma non può, perché il mattino dopo deve lavorare, benché in realtà trascorra settimane sullo stesso articolo). Ecco quindi che mi chiedo come sia possibile questo comportamento da parte di una donna che dovrebbe essere di inattaccabili princîpi morali, dato che tutta la vicenda, collaterali comprese, si fonda su storie di corruzione che la indignano profondamente, e che la fanno cascare dalle nuvole ogni volta che se ne prospetta l’esistenza (oddio, diciamo che davanti ad un termine come “payola” anche la Treccani potrebbe avere qualche difficoltà). Oltretutto, l’intrigo del titolo non sarebbe neppure male, e anzi ci sono diversi modi in cui può essere risolto: dipende tutto da chi, tra i quattro asfissianti e irriducibili pretendenti, stabiliremo degno di fiducia, uscendo con lui al ristorante cinese o francese, a prendere un drink, un cocktail o meglio ancora un caffè, che in alcune scene sembrerebbe la classica scusa tipo collezione di francobolli, e invece niente, non ci si può esimere dal bere il caffè, è troppo importante per far capire che fai sul serio e che la conversazione si deve mantenere sul piano del business, anche se è sera tardi e mi hai appena riaccompagnata a casa e vivo da sola. Ma sto divagando. Dicevo che bisogna decidere a chi dare fiducia, e sarebbe un gioco divertente se gli indizi sull’innocenza di uno e la colpevolezza dell’altro non fossero plateali fin da subito, in barba ai successivi tentativi di sviare i sospetti ricorrendo all’ennesimo stereotipo, quello della bisca gestita da italiani (che poi, per ribaltare ancora la frittata, si rivelano anche onesti e cortesi!). Solo occasionalmente c’è da tirare due dadi per stabilire l’esito di qualche evento, e bisogna dire che raramente si sono visti i dadi incarnare così bene l’essenza della botta di culo sfacci…