Keldrilh il Menestrello — recensione di EGO

EGO · 17 giugno 2007 · 4/10

Keldrilh il Menestrello è solo marginalmente migliore di Caithness l’Elementalista . L’elemento chiave è il protagonista, che per lo meno cerca di assomigliare a un personaggio concreto invece di essere un paio d’occhi vaganti per il mondo. Ma non è che comunque ci sia motivo di particolari entusiasmi. Lo gnomo Keldrilh è semplicemente una brutta copia di uno hobbit, che se ne va in giro per Dorgan a tracannare ettolitri di birra e a ingurgitare tavolate intere di cibo, dilettandosi con musica e canzoni nelle pause tra un’abbuffata e l’altra. E’ scaltro e irritabile, e quindi si capisce subito anche che scelte fare nel suo Libro del Potere. E ha una collezione particolarmente ricca di esclamazioni come “Per mille barili di birra!”, e in generale ogni paragrafo straborda di punti esclamativi che riflettono la brusca schiettezza del protagonista degli eventi. Purtroppo la vena bucolica di Sagot non risparmia nemmeno questo libro, che si mantiene sui giusti livelli di noia, ma non si toccano gli abissi del volume precedente. A essere onesti, Keldrilh potrebbe anche riuscire, da solo, a vedere il finale “buono” della sua ricerca. Basta che avvengano tre o quattro miracoli in altrettanti lanci di dado successivi, e si può fare, specie se si è riusciti a trovare qualche utile pezzo di equipaggiamento che, a differenza che per Caithness, ha qualche influenza sulle capacità del menestrello. Sprazzi di quello che avrebbe potuto essere e che non è; per il resto, come è tipico della serie, qualunque cosa si decida di fare non modifica per nulla lo svolgersi dell’avventura.

Keldrilh il Menestrello