La Crociata della Morte — recensione di EGO
EGO · 9 ottobre 2008 · 8/10
Re Sarnac di Lencia ha bisogno dell’aiuto di Lupo Solitario. La lunga guerra di Lencia per riconquistare i territori in mano ai Drakkar è giunta ad un punto di stallo, e per di più il Comandante in Capo dei Drakkar, Magnaarn, è prossimo a ritrovare la Pietra della Dannazione di Darke, con i cui poteri potrebbe rovesciare le sorti della guerra. Il Grande Maestro Ramas è dunque chiamato ad una missione segretissima per impedire a Magnaarn di impossessarsi della Pietra. La crociata della morte segna il ritorno di Lupo Solitario ai lunghi viaggi, in territori solo leggermente più a nord e a ovest di quelli visitati nelle Segrete di Torgar . Stavolta saremo affiancati da Prarg, capitano già conosciuto nella battaglia di Cetza, e come sempre poca sarà la differenza dal viaggiare da soli, sebbene Prarg sia inserito nella narrazione assai meglio dei suoi predecessori (sarà per questo che anche il suo destino è diverso?). In effetti l’intero libro è una versione potenziata e migliorata della formula, e costituisce secondo me la migliore traversata dai tempi del Regno del Terrore . L’avventura è molto lineare e sembra trarre ispirazione da quelle di Guerrieri della strada , ma con l’ormai consolidata struttura a bivi della serie Grande Maestro, atta a trovare il percorso meno pericoloso per chi non ha la Spada del Sole e le varie armature, e a offrire invece delle belle sfide per chi invece è armato di tutto punto (anche se forse nel finale c’è una sfilza di combattimenti eccessiva per gli uni e per gli altri, oltre a un altro check mortale alla Tabella del Destino). Le scelte sono numerose e quasi sempre significative, le Arti impiegate in modo eccellente; è impossibile non rammaricarsi di non poterne avere di più, perché sembrano tutte indispensabili. Tutto ciò riesce a dare motivo di tentare più volte anche un’avventura così ricca di passaggi obbligati, elemento caratteristico di questo ciclo di Lupo Solitario . La vicenda è molto lunga, però mai noiosa, anzi molto bella perché finalmente Lupo Solitario non viene tanto messo in difficoltà da orde di nemici e da infinite trappole, quanto piuttosto dalla natura e da un avversario astuto e deciso, protagonista di uno dei momenti più memorabili della saga intera. E’ molto interessante il diverso approccio allo scenario guerresco di questo libro, che evita le battaglie campali per diluirsi su un vasto territorio, descrivendo meglio la situazione geografica e militare dei luoghi e recuperando vagamente le sensazioni del primo attacco dei Signori delle Tenebre, nel volume 1. La crociata della morte non parla di luoghi e di culture, ma di uomini e di eventi, perciò ha un tono più avventuroso e interessante di tanti viaggi analoghi; ci si sente al centro dell’azione, veri protagonisti invece che anonimi passeggeri in incognito costretti ad attraversare territori che servono solo da ostacolo al raggiungimento della meta. E’ quel tipo di sensazione che mancava a volumi come il 6, l’8 e il 9, e che li rendeva vagamente noiosi e annacquati in certe parti. La crociata della morte non è comunque terribilmente eccitante, perché in ogni caso manca un obiettivo preciso e definito dall’inizio; l’avventura è importante e l’avversario principale è di tutto rispetto, però non si ha il respiro epico o l’atmosfera incalzante di altre imprese di Lupo Solitario. Questo volume non può quindi definirsi eccezionale; d’altro canto, ancora una volta, Dever riesce a raccontare in modo difficilmente migliorabile la storia che aveva in mente, e aggiunge un altro splendido tassello alle sue cronache del Magnamund. La crociata della morte non è il meglio che Lupo Solitario abbia da offrire, ma è un librogame ottimo e non offre alcun motivo di critica. ERRATA CORRIGE 27 : ci sono un paio di evidenti errori di battitura (inserici, pungi). 103 : Laura Pelaschiar si è inventata di sana pianta un addio ad un cervo che potremmo non aver incontrato. 156 : il punteggio di Resistenza non viene ridotto di 15 punti, bensì a 15 p…