La Foresta degli Elfi — recensione di Gurgaz
Gurgaz · 31 gennaio 2008 · 6/10
Titolo originale : Green Blood Autore : Mark Smith Anno : 1993 Illustrazioni : Terry Oakes Copertina : Mike Posen Traduzione italiana : Costanza Galbardi e Fabio Accurso (1994) L’autore prescelto per aprire le danze è Mark Smith e in tutta sincerità non è stata la scelta migliore. Ciò che lascia un po’ spiazzati di fronte al suo contributo a Realtà Virtuale è la discrepanza tra l’atteggiamento tenuto in questa serie rispetto a quello a cui ci aveva abituato con Ninja . Oltre a non prendere per il verso giusto il sistema di gioco proposto, Smith sembra pervaso dal desiderio di impartire lezioni morali, trasmesse attraverso allegorie fantasy troppo riconoscibili per sortire il giusto effetto. Il primo tentativo in questo senso è La Foresta degli Elfi , che purtroppo è anche l’esordio della serie. Qualunque sia il personaggio che avremo scelto di interpretare, il nostro background sarà una vita trascorsa entro le mura della mefitica Godorno, città-stato medievale ispirata alle più famose mete turistiche italiane. Dallo studio entro le sicure mura di un monastero ad una vita da uomo di strada, il protagonista ha sviluppato le sue doti e soprattutto il suo odio per la civiltà corrotta e decadente. La volontà di immergersi nella natura incontaminata guida il suo cammino verso l’antica Foresta di Arden, popolata dai misteriosi Elfi silvestri . Ancora non lo sa, ma ben presto si accorgerà che una grave minaccia incombe sulla foresta e sui suoi abitanti. C’è bisogno di un campione che ribalti le sorti della partita, risvegliando le potenti forze che dimorano nei recessi del bosco e scatenandole contro i perfidi Uomini d’Occidente. La storia non sarebbe poi così male, se non fosse colma di forzature. L’autore vuole veicolare a tutti i costi un messaggio ecologista e lo fa senza mezzi termini. Gli Uomini d’Occidente sono il male assoluto e vogliono distruggere a tutti i costi la Foresta di Arden e l’Albero della Vita, non si capisce bene per quale scopo. Le creature silvane sono la natura ferita, che teme l’uomo e lo evita a tutti i costi, come se da secoli non facesse altro che maltrattarla. È ben difficile guadagnarsi l’alleanza degli Elfi, ritratti in toni aspri e sgradevoli; loro non vogliono essere salvati, men che meno ad opera di umano. La druidessa Eleanor può giocare un ruolo fondamentale nel facilitare la nostra impresa, ma prima di aiutarci ci sottoporrà ad un quiz piuttosto idiota sull’equilibrio della catena alimentare. La Foresta degli Elfi mi ricorda il clima dei primi Anni Novanta, il terrore per il disboscamento dell’Amazzonia, le battaglie di Greepeace, l’effetto serra, il buco nell’ozono e l’educazione all’ecologia nelle scuole. È un librogame nato in un’epoca in cui la coscienza collettiva si era mobilitata in difesa della Terra inquinata, spesso senza neppure sapere di cosa stava parlando. Se penso a ciò che mi è stato insegnato allora e guardo il mondo odierno, dove c’è chi smentisce teorie allora conclamate e chi sostiene che i cambiamenti climatici sono in corso anche se non può dimostrarlo, non me la sento di giudicar male il messaggio unilaterale di Mark Smith, costruito con le migliori intenzioni. Però forse un librogame d’ambientazione fantasy non è il luogo ideale per parlare di ecologia, perché si rischia di commettere un errore: inscrivere l’industria umana nel concetto di “grande malvagio”, creando paralleli poco edificanti tra macchine e mostri, come la Statua Infernale. In verità il concetto poteva funzionare, ma richiedeva un’impostazione più raffinata ed una miglior caratterizzazione dei personaggi, soprattutto quelli malvagi. L’autore invece non aveva voglia di scrivere troppo, infatti i paragrafi sono perlopiù brevi ed impiegati per la gestione delle varie opzioni. Non ho avuto grossi problemi a terminare l’avventura, perché non è posto eccessivo accento sul possesso delle Caratteristiche ; solitamente è possibile sbrogliare la maggior parte delle situazioni nel modo classico, facendo cioè determina…