La Foresta Maledetta — recensione di EGO

EGO · 20 ottobre 2007 · 6/10

Questo è il primo librogame scritto per intero da Ian Livingstone, e quando viene messo fianco a fianco con La Rocca del Male mette molto bene in luce le differenze tra i due co-creatori della serie. La Foresta Maledetta , benché lontano dagli assurdi picchi di difficoltà che caratterizzano i libri successivi di Livingstone, contiene comunque quell’elemento senza il quale l’autore non riesce a concepire un librogioco, e che negli anni è diventato l’autentico marchio di fabbrica di Fighting Fantasy : il true path , la “strada giusta”, il percorso da cui non si può deviare pena il fallimento della missione, sia pure a una manciata di paragrafi dalla vittoria. Nel libro il nostro compito è quello di entrare nella Foresta Maledetta per ritrovare i due pezzi del Maglio di Stonebridge, che serve ai Nani dell’omonimo villaggio per combattere la guerra contro i Troll. Dopo un’introduzione ben narrata ci ritroviamo quindi alla torre del mago Yaztromo, il quale ci venderà una serie di oggetti da scegliersi tra quelli di una lunghissima lista. La faccenda degli oggetti è abbastanza particolare: da un lato, la scelta ricalca quella degli incantesimi vista nella Rocca del Male : non si può comprare tutto, ma non si sa che cosa ci servirà e, cosa ancora più demoralizzante, ogni oggetto trova un utilizzo da qualche parte, ma non è detto che ci ritroveremo a passare nel punto dove verrà utilizzato. In sostanza, la scelta viene compiuta alla cieca. Oltre a ciò, il modo in cui vengono usati gli oggetti è molto banale, a chiave-serratura: davanti ad una determinata situazione, la domanda non è “Quale dei tuoi oggetti vuoi usare?”, ma “Hai il tale oggetto?”, e se ce l’hai viene automaticamente usato con successo. E’ un’impostazione troppo semplicistica, che svilisce le possibilità di scelta del giocatore ed elimina un bel po’ di suspense. La Foresta vera e propria, poi, è strutturata in un modo che fa invidia ai più noti e temuti labirinti del librogame. L’unica certezza è che non conviene andare a nord finché non ci siamo costretti, perché quella è la direzione che porta alla fine della foresta e non ha senso seguirla se prima non si trovano i pezzi del Maglio. Ma questi due pezzi sono due aghi in un pagliaio immenso. La grossa difficoltà dell’avventuriero cartografo è che i segmenti est-ovest della Foresta cambiano a seconda della direzione di marcia. Se sto viaggiando verso ovest posso partire dalla radura x e raggiungere la y senza che succeda niente; al contrario, se parto dalla y e vado a est verso la x, potrei incontrare qualcuno o addirittura incappare nel luogo z che, viaggiando in senso contrario, non c’era! Inoltre, quando si raggiungono certi incroci, l’autore decide che non ci interessa prendere nessun’altra diramazione e ci spedisce dritti a nord, facendoci saltare un bel pezzo di foresta. Ora, immaginate di voler trovare delle locazioni ben precise in questo intrico di sensi unici, e di volerle visitare tutte in un ordine rigoroso, e capirete che trovare ciò che si cerca nella Foresta Maledetta è più una questione di fortuna sfacciata che di memoria e abilità (grazie al cielo io ho trovato tutto al primo tentativo; non so se avrei avuto la voglia di riprovare). Certo, come già detto, la potenza della maggior parte dei nemici è sicuramente inferiore che in altri libri di Livingstone, ma questo non significa che il libro sia facile o ben equilibrato. Se non hai l’oggetto giusto al momento giusto perdi dei punti, oppure affronti una battaglia davvero difficile; le occasioni di recupero punti non sono molte e ci sono un sacco di Tenta la Fortuna. Caso più unico che raro, se si arriva a Stonebridge senza i due pezzi del Maglio ci viene concesso di tornare all’inizio e di ritentare, ma ci sono due “piccoli” dettagli: - per rientrare nella Foresta c’è da Tentare la Fortuna. Se si è fortunati si ricomincia dall’1, se no si schiatta; - il testo non tiene in nessun conto ciò che è successo durante la prima traversata. Ogni cosa è di nuovo a…

La Foresta Maledetta