La Legione dei Morti — recensione di EGO
EGO · 26 maggio 2007 · 6/10
Volume conclusivo di Alla Corte di Re Artù , La Legione dei Morti è purtroppo un finale meno bello di quanto si potesse sperare. Il suo problema principale è che gli manca un elemento unificante. L’avventura è in pratica una sorta di collage di luoghi e situazioni completamente svincolati tra loro, che si susseguono senza una logica, nemmeno quella bizzarra di Brennan. E’ come se l’autore avesse scartato tutti questi potenziali elementi dai libri precedenti e avesse deciso di dar loro giustizia infilandoli tutti insieme nel libro finale; il risultato è un pastiche in cui ogni pezzo ha il suo valore se preso da solo, ma non c’entra niente con gli altri. Oltretutto il libro è completamente sbilanciato, sotto più aspetti. Innanzitutto la struttura delle zone visitabili: praticamente più che un librogame abbiamo un atlante, visto che c’è una mappa per qualsiasi microcosmo ci si trovi a visitare: una pianura, una zona montuosa, un castello, un villaggio. Mappe ovunque. E oggetti, anche: sembra che tutti i bonus che avrebbero fatto tanto comodo nei tre volumi precedenti si siano dati appuntamento qui. C’è una tonnellata di oggetti curativi e magici, tra cui uno potentissimo ma inutile, visto che il modo di usarlo viene rivelato solo al penultimo paragrafo; e c’è perfino una sovrabbondanza di alleati che possono darci una mano in battaglia. Ma tutto questo a che pro? Tempo che si è trovato tutto, le battaglie sono finite; non c’è nemmeno uno scontro finale col solito nemico potentissimo. E i pochi combattimenti che si trovano prima non sono affatto difficili; lo dimostra il fatto che praticamente tutti i nemici hanno un qualche punteggio magico ai dadi che gli permette di farci fuori istantaneamente, o comunque di farci molti danni. Senza, non potrebbero opporre la minima resistenza. Ma la cosa peggiore di tutte è che Brennan, per qualche motivo, ha anche riciclato spudoratamente alcuni elementi già visti in altri libri della serie. Il fondo lo si tocca con la riproposizione, senza la minima modifica, dell’indovinello finale visto ne Il Regno dell’Orrore ; ma poi troviamo la solita stanza piena di vampiri nelle bare, i soliti zombi, la solita finta principessa, il solito villaggio di bifolchi che fanno i soliti mestieri. Infine, una cosa davvero fastidiosa è che, se ci si dimostra troppo bellicosi con un paio di personaggi, si perde l’indizio fondamentale per arrivare alla fine! Questa specie di omaggio alla “strada giusta” di Dimensione Avventura è il colpo di grazia al divertimento di un libro che, volendo offrire troppo, ha già difficoltà ad offrire qualcosa di davvero stimolante. Tant’è vero che la cosa più memorabile di tutte sono i motti della Legione dei Morti, un perfetto esempio di “ dog Latin ” che mi è rimasto in testa per anni prima che arrivasse Wikipedia a svelarmene il segreto. E’ un vero peccato che una serie che ha offerto così tanti capolavori debba chiudersi con un episodio così fiacco. Certo, Il Regno del Caos è un flop di ben altro calibro; La Legione dei Morti è sicuramente più curato e divertente. Il fatto è che è troppo facile, troppo disorganizzato e poco interessante, e quindi manca proprio degli elementi che rendono invece grandi la maggior parte degli altri volumi.