La Maledizione del Faraone — recensione di EGO

EGO · 16 settembre 2007 · 7/10

Dopo il modesto Il Signore dell’Ombra , sarebbe stato facile pensare che Oliver Johnson fosse capace solo di scrivere libri derivativi e poco originali. Per fortuna, la sua seconda e ultima opera da “solista” compensa la prima in modo più che soddisfacente. La maledizione del faraone è una buona avventura ad ambientazione simil-egizia, in cui siamo in possesso di metà di una pietra incisa che reca le insegne del faraone Kharphut il Potente, la cui tomba, si dice, contiene immensi tesori; ma chiunque abbia provato ad addentrarvisi è rimasto ucciso da un’antica maledizione. Poiché il possesso della pietra pare costituire una protezione dall’anatema, ci mettiamo in cerca di un antiquario che potrebbe avere delle informazioni sulla metà mancante. L’avventura ha inizio nella città di Arkos, e da qui si sposterà, attraverso il deserto, nella tomba del faraone. Mi ha fatto un’ottima impressione la ricchezza di alternative che si trova nella città: è una sezione molto ben realizzata e complessa, al punto che ci sono ben tre modi di uscirne verso il deserto, sempre con una compagnia diversa. Non fa una grande differenza nello svolgimento della missione, perché non si trova nessun oggetto essenziale, però dà una buona sensazione di libertà, e riesce a stuzzicare la curiosità di chi legge. Nella città, proprio all’inizio, c’è anche un mercante che vende oggetti che trovano tutti una loro utilità più avanti, ma nessuno dei quali è strettamente irrinunciabile. Infatti la cosa bella del libro è che praticamente non esiste nessun item obbligato. Trovare quelli giusti (pochi, a dire il vero) è importante perché danno una grossa chance di sconfiggere un nemico inevitabile e potentissimo, ma almeno non è che si arriva davanti a questo nemico e si muore automaticamente perché non si è trovato qualcosa da qualche parte. Vero, alla fin fine non si hanno molte possibilità di farcela se non si segue il percorso preferenziale, però non è una cosa preclusa a priori da una deviazione sbagliata, magari all’inizio della partita. Un librogame privo di esigenze di copione è una cosa piuttosto rara, ma bisogna riconoscere che funziona bene. E non si può nemmeno dire che sia un libro facile. Non ci sono le trappole infami dei volumi precedenti, ma in compenso ognuna delle strade presenta degli scontri che, pur fattibilissimi, possono comunque togliere molto Vigore ancor prima di entrare nella tomba; per fortuna, verso la fine del gioco si trovano più opportunità di recuperare l’energia necessaria per le ultime battaglie. Quindi il bilanciamento è realizzato decisamente bene, e il libro, pur essendo impegnativo, non è mai frustrante. Quello che manca nella Maledizione del faraone è una trama corposa, il che rende il libro bello da giocare ma un tantino troppo leggero, quasi un divertissement anziché una vera e propria avventura. La sezione ambientata in città mette in gioco possibili elementi di trama che poi non vengono mai sviluppati, scomparendo del tutto una volta entrati nella tomba. E’ un po’ un peccato: utilizzando un sistema di password come nei successivi libri di Morris e Johnson si sarebbe potuto costruire qualcosa di più, che si avvicinasse anche in lunghezza al classico Dimensione Avventura . Probabilmente però l’intenzione era quella di creare un libro adatto a tutti, che non si complicasse eccessivamente e che non la tirasse troppo per le lunghe, e il risultato è comunque buono. Nel finale vengono lasciati qua e là numerosi indizi per non cascare nelle ultime trappole, e quindi tutto scorre molto facilmente e velocemente, senza dare il giusto climax di tensione alla storia. Un libro tutto gioco, quindi, che non concede molti spazi ai voli di fantasia, ma che non ha nulla di sbagliato e merita il giusto riconoscimento. Errata corrige : grave errore al paragrafo 173 , che dovrebbe rimandare al 225 ma conduce invece ad un paragrafo di morte ( 255 ), tra l’altro coerente col testo.

La Maledizione del Faraone