La Piramide Nera — recensione di EGO

EGO · 28 aprile 2007 · 9/10

Per il secondo volume delle sue Leggende di Skyfall, David Tant cambia completamente ambientazione. Un uomo in fin di vita giunge a Sette Sorgenti dopo aver viaggiato per tre giorni e tre notti nel Deserto delle Sabbie Ululanti; nella sua ultima ora di lucidità racconta di essere l’unico sopravvissuto all’attacco magico di misteriosi individui, che l’hanno sorpreso assieme ai suoi compagni nei pressi di una misteriosa piramide nera... Al verde e annoiato, il nostro eroe decide di partire per investigare questa enigmatica costruzione, e noi con lui. Questo prologo allettante è in grado di suscitare nel lettore un entusiasmo che il resto del libro metterà a durissima prova. La Piramide Nera è uno dei dungeon più infernali mai creati per un librogame: una volta avutovi accesso, la Piramide diventa infatti il principale avversario del giocatore, un labirinto di cunicoli di fronte al quale bisogna assolutamente accettare i limiti della propria mente. A meno che non si possieda una straordinaria capacità di visualizzazione, unita ad un’eccellente memoria e ad un senso dell’orientamento da piccione viaggiatore, trovare la propria posizione nella Piramide senza disegnare una mappa è come comprendere il Paradiso dantesco senza la parafrasi a piè di pagina (o, alternativamente, trovare la propria destinazione a Milano se non si conosce la città). Il divertimento che si trae dal libro è direttamente proporzionale alla passione del cartografo che c’è in voi: se vi piace mappare i labirinti, il secondo libro di Skyfall vi offrirà una delle sfide più gratificanti e impegnative mai proposte dal librogame; in caso contrario, sarà fonte di frustrazione infinita e di emicranie feroci. Il fatto che la struttura della Piramide sia il nemico più ostico del libro è confermato dai combattimenti, che sono relativamente pochi e nemmeno troppo difficili; questo perché, prima di entrare nella Piramide vera e propria, se ne deve affrontare per forza uno e potenzialmente anche due, entrambi molto difficili, ma vincerli significa guadagnare un punto extra di Destrezza per ciascuno, e un personaggio con Destrezza 14 deve avere una sfiga pazzesca per morire contro le creature della Piramide. Come già accadeva nei Mostri della Palude , teoricamente è possibile incappare in un passaggio che porta nella zona finale dell’avventura molto presto, e anche questa volta non c’è praticamente niente che precluda una vittoria molto precoce, se si fanno le scelte giuste. L’autore ha semplicemente delineato un “accesso preferenziale” a questa zona, accesso che per essere trovato richiede di addentrarsi per benino nei meandri dell’edificio, ma passare di qui significa solo semplificarsi un po’ la vita nel finale. Esplorare per bene tutto quanto, però, è utile perché i pochi oggetti che si trovano nella Piramide hanno quasi tutti un utilizzo specifico. Dal momento che il dungeon è così straordinariamente complesso, poi, le trappole mortali sono molto poche; purtroppo un paio di esse sono di quelle che non possono essere minimamente previste né controbattute, si muore subito e amen. C’è perfino un momento di sadismo assoluto nella zona finale, con un enigma piuttosto cervellotico che, se risolto, porta ad una morte istantanea! Quindi attenzione a non essere troppo curiosi… C’è un problema nel libro, ed è una certa carenza di editing. Come nei Mostri della Palude , l’amplissima varietà di scelte e di percorsi ha portato l’autore a non prendere in considerazione tutte le variabili delle singole situazioni. Ci sono quindi dei momenti in cui vengono offerte delle scelte che si rivelano incoerenti con gli avvenimenti appena trascorsi, specialmente verso la fine del libro, che quindi in determinate situazioni può sembrare irrisolvibile benché, ripeto, non ci sia nessun ostacolo alla sua conclusione se si riesce a trovare la zona dove si svelano i misteri della piramide. L’autore per esempio può dire che è necessario procurarsi una scala per risalire un passaggio anche se in realt…

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