La Piramide Nera — recensione di Gurgaz

Gurgaz · 18 dicembre 2007 · 6/10

Titolo originale : The Black Pyramid Autore : David Tant Anno : 1985 Illustrazioni : Jon Glentoran Traduzione italiana : Saulo Bianco (1992) Il prologo è quanto di più classico possa riservare un librogame fantasy Anni Ottanta: un sopravvissuto che spira in presenza del protagonista, non prima di avergli raccontato la sua storia ed aver accennato ad una misteriosa piramide in mezzo al deserto, che certamente contiene tesori eccezionali. L’autore è bravo a creare l’attesa e alcune precise convinzioni in chi legge l’introduzione; convinzioni che saranno sistematicamente smentite, nel bene e nel male. Al solito l’equipaggiamento viene descritto con cura ed è sottolineata la necessità di avere acqua a sufficienza per raggiungere la piramide e tornare indietro. Parrebbe una bella sfida, se Tant non avesse messo l’acqua subito dopo la porta principale. Il viaggio in sé non è né lungo né impervio, ma contiene due combattimenti impegnativi che premiano con un punto Destrezza aggiuntivo la vittoria, il che significa che nella piramide si potranno affrontare tutte le creature a viso aperto. Peccato che non siano i mostri il pericolo principale de La Piramide Nera . Ciò che il giocatore deve temere è l’architettura di questo sotterraneo, o meglio, la confusa e fuorviante descrizione che il testo ne dà. Come ne I Mostri della Palude c’è facoltà di muoversi come si preferisce, attraversando incroci, stanze e corridoi, tenendo presente che è sempre possibile tornare indietro, finché non si cade vittima di qualche trappola micidiale ed insospettabile. La piramide è un dungeon piccolo e nemmeno così intricato, tuttavia il metodo con cui David Tant descrive gli incroci, rifiutando di utilizzare i punti cardinali ma cambiando regolarmente il sistema di riferimento, rende lunga e laboriosa la tracciatura dell’indispensabile mappa. Una volta terminato il lavoro, se non ci si è stancati prima, si può scuotere la testa al pensiero di quanti paragrafi sono stati impiegati per una ventina di corridoi, una dozzina di stanze e la descrizione di poche trappole tutte uguali. Una volta dipanata l’uggiosa matassa del sotterraneo, si possono apprezzare i dettagli ed i piccoli segreti racchiusi nei tenebrosi recessi della piramide. È in questa fase del librogame che, a mio parere, si celano gli unici momenti degni di interesse: è data infatti la possibilità di interagire con alcuni personaggi e di ripercorrere in loro compagnia luoghi precedentemente esplorati. Questa “gita turistica” permette di chiarire alcuni particolari oscuri e dà luogo ad eventi sino allora bloccati. Se l’autore avesse speso più tempo a migliorare questo aspetto del librogame, invece di sprecare spazio per descrivere i trivi e l’apertura delle porte, La Piramide Nera avrebbe potuto guadagnare un posto di rilievo per qualità ed originalità. Nella sua forma attuale, il librogame risulta mediocre e non diverte granché, perché oltre alla riprovevole struttura ci sono un paio di grandiose incongruenze e qualche svista in termini di bilanciamento. Non ho neppure menzionato le trappole, spesso mortali, in cui si casca semplicemente scegliendo destra invece che sinistra. Meno male che si possono negare o minimizzare gli effetti spendendo i punti Fortuna , però s’insinua il dubbio che la promessa di “punire il giocatore disattento e premiare chi valuta attentamente la situazione” appartenga già alle buone intenzioni di cui è lastricato l’Inferno. Le illustrazioni registrano un passo avanti con Jon Glentoran, che possiede uno stile caratteristico e adatto a raffigurare gli ambienti e le creature di un luogo buio come la piramide. Non si può dire lo stesso dello stile e delle idee di David Tant: in La Piramide Nera è riuscito a mettere assieme un dedalo (di paragrafi) caotico e improduttivo, che fa rimpiangere perfino i tediosi torrenti della Palude Tetra. Lo sforzo nel partorire un simile intrico deve avergli confuso le idee: non si spiegano altrimenti sviste clamorose come quelle dell’acqua, d…

La Piramide Nera