La Piramide Nera — recensione di =Dr.Scherzo=
=Dr.Scherzo= · 7 marzo 2009 · 5/10
Titolo originale: "The Legends of Skyfall 2 – The Black Pyramid" Autore: David Tant Anno: 1985 (1992 in Italia) Illustrazioni: Jon Glentoran Traduzione italiana: Saulo Bianco ******************************************************** Il Deserto delle Sabbie Ululanti, la Piramide Nera, i ‘misteriosi’ misteri, gli ‘enigmatici’ enigmi, bla bla bla. Si può infiorettare la trama quanto si vuole, ma in sintesi si tratta del solito avventuriero senza nome che tenta la fortuna all’interno d’un cupo dungeon allo scopo d’arricchirsi. La vera novità insita in questo libro non è tanto la sua trama, quanto la sua struttura. No, anzi, non è vero neanche questo, in quanto la sua struttura, una volta spogliata della sua presunzione e scoperto l’inghippo, è quasi banale. La vera ed unica novità di questo libro è il MODO in cui l’autore ha avuto il coraggio di descrivere l’ambiente in cui si muove il protagonista. In un librogame, solitamente, lo scopo primario dovrebbe essere il divertimento. Ebbene, ne “La Piramide Nera”, questo divertimento è direttamente proporzionale alla passione cartografica di chi legge. Se andate in brodo di giuggiole quando vi trovate a seguire indicazioni tortuose ed a mappare labirinti descritti in maniera volutamente incomprensibile, allora questo libro vi piacerà da matti. Se, invece, al terzo bivio iniziate già a sbadigliare, come il sottoscritto, allora questo libro non fa per voi. Sì sì, perché il simpatico Tant ha deciso di far provare un’emozione totalmente nuova ai suoi lettori: il brivido, cioè, di sorbirsi decine e decine di paragrafi in cui non accade NULLA, ed in cui le descrizioni di stanze e corridoi cambiano in base all’umore dell’autore. Il sistema con cui Tant descrive le situazioni e gli ambienti rasenta lo scorretto: ci sono occasioni in cui non ci si raccapezza più solo perché lo spiritoso David raffigura la galleria in cui siamo ribaltando le indicazioni, confondendoci stupidamente le idee e facendoci credere che la direzione che abbiamo appena lasciato sia quella in cui dovremmo andare. Percorrere un corridoio, ad esempio, è un'impresa: possono venir sprecati addirittura quattro o cinque paragrafi, e questo solo ripetendo ossessivamente: “Entri nel corridoio, che dopo venti passi fa una curva. Se continui, vai al 4, altrimenti dall'altra parte (quale, David? Quale?) c’è una misteriosa stanza al 5”, tu vai al paragrafo 4 e lui insiste: “Il corridoio dopo trenta passi fa una curva. Se continui, vai all’8, altrimenti dall'altra parte c’è una misteriosa stanza al 5”, tu prosegui e lui si incaponisce: “Il corridoio dopo quarantacinque passi fa una curva. Se continui, vai al 16, altrimenti di là, sì, proprio lì, ma non voglio farti capire dove, c’è una misteriosa stanza al 5”… col piccolo particolare che la stanza al 5 è quella che abbiamo *appena* lasciato, dannazione! Solo dopo essere andati anche al 16, lo stramaledetto corridoio finisce e ti permette d’entrare in una nuova stanza, che ovviamente è vuota. Con tre altri corridoi. Di cui uno è quello da cui siamo appena sbucati (ma Tant non ce lo dice, ce lo presenta come fosse totalmente nuovo). E bisogna ricominciare la solfa daccapo. Questo nel libro accade svariate volte. Senza contare gli errori di editing (si può terminare l’avventura dopo pochi paragrafi, e senza aver scoperto nulla avremo comunque “risolto uno dei misteri di Skyfall”… yawn), il singolare sistema di risoluzione dei check (non si lancian dadi, si fa a testa o croce: macchinoso e soporifero), oppure la suprema bastardata che si nasconde dietro il paragrafo 382, in cui ci scervelliamo per venire a capo d’una combinazione numerica che, però, conduce ad un’atroce morte. Uh, le matte risate. Grazie tante, Mister Tant. Ambientazione: 5 Stile di scrittura: 3 Bilanciamento: 6 Interattività: 6 Aspetto grafico: 5 Voto complessivo: 5 Difficoltà: subdolamente alta