La Spada del Samurai — recensione di EGO

EGO · 30 maggio 2008 · 8/10

Quando si parla di Giappone, a meno che se ne sia particolarmente eruditi, la mente tende a pensare ai guerrieri. Probabilmente si tratta di un retaggio della Seconda Guerra Mondiale, che con i suoi celebri piloti suicidi e le storie di gruppi di soldati irriducibili ha trasmesso al mondo l’idea dei giapponesi come di un popolo dedito all’onore, alla disciplina e alle arti marziali, tralasciando altri aspetti di una cultura antichissima. Quale che sia la causa, la maggior parte dei libri per ragazzi che si ritrovava (e ancor oggi si ritrova) a parlare di Giappone negli anni Ottanta si focalizzava sulle figure dei ninja e dei samurai. Proprio questi ultimi sono al centro del sesto Time Machine giunto in Italia, in cui avremo come missione il recupero della spada del più famoso guerriero giapponese, Musashi Miyamoto. Detto così, l’obiettivo parrebbe posto in modo inelegante: sembra che il viaggio nel tempo sia una sorta di scampagnata volta all’acquisto di un prezioso souvenir . Fortunatamente le cose che apprendiamo durante l’avventura, e l’approccio che bisogna seguire per concluderla, stemperano efficacemente la brama dell’eventuale bambino dalle dita avide che si trovasse a leggere queste pagine; il pensiero della faccia che un simile lettore potrebbe fare di fronte alle piccole punizioni elargite dal testo è esilarante, e credo che l’intento degli autori fosse proprio questo. Pertanto, seppure presentato in modo un po’ “consumistico”, l’obiettivo della missione viene raggiunto solo dopo aver appreso delle importanti lezioni. A questo proposito la Banca Dati è estremamente efficace, e tutte le informazioni che contiene trovano riscontro nel libro; sfruttandola bene, assieme ad una pagina dei suggerimenti finalmente cristallina e per nulla pedante, non è difficile capire quale sia la giusta azione tra quelle proposte ai bivi. Questo attaccamento alla Banca Dati però un paio di volte si rivela eccessivo da parte degli autori stessi, che spezzano per un attimo la sospensione dell’incredulità dicendo “Hai fatto questa scelta perché la Banca Dati ti dice che...”. Inoltre il testo stesso sembra fare un po’ di confusione nel punto in cui dobbiamo decidere se dirigerci a Kyoto o a Edo; in questo caso sospetto una svista in fase di traduzione. La sequenzialità delle fasi del racconto non presenta sbavature e ci consente di seguire con precisione alcune delle tappe più importanti della vita di Musashi, dalla gioventù fino al momento della morte; parallelamente ad essa impariamo a conoscere il codice dei samurai. Chi perde un pochino la strada incapperà in eventi che gli forniranno qualche nozione in più su usanze e tradizioni del Giappone, ma come io trovo giusto che sia, non avrà ulteriori notizie su Musashi prima di essere rinviato sul percorso giusto. Queste parti sono pregevoli sebbene lascino qualche punto interrogativo, però fanno trasparire anche un aspetto che pone il libro un po’ al di sotto di altri episodi della serie: la caratterizzazione dei personaggi, un po’ troppo generici, delle maschere che recitano il ruolo che gli compete pronunciando come da copione le battute che ci si aspetta da loro, senza quella scintilla di personalità che renda per esempio il daimyo quel particolare daimyo, che perciò viene ricordato come figura ma non come personaggio dotato di una sua individualità. Lo stesso Musashi talvolta rimane vittima di questa impostazione che punta più alla narrazione degli eventi e all’esposizione di concetti piuttosto che allo sviluppo di un racconto “privato”, come lo era quello di Sulle navi pirata o Missione a Varsavia . Nemmeno i disegni rendono molta giustizia a Musashi, anche se è facile tacciarli di stereotipia oggi, dopo aver visto l’interpretazione di Takehiko Inoue in Vagabond ; ad essere onesti infatti il lavoro di Steve Leialoha per questo volume è notevole, molto superiore a Selvaggio West tanto per stile quanto più per composizione della scena. Per la prima volta nella serie, La spada del samurai p…

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