L'Abisso dei Morti Viventi — recensione di Gurgaz
Gurgaz · 31 gennaio 2008 · 10/10
Titolo originale : Down Among the Dead Men Autore : Dave Morris Anno : 1993 Illustrazioni : Leo Hartas Copertina : Fred Gambino Traduzione italiana : Costanza Galbardi e Fabio Accurso (1994) Nel secondo episodio la penna passa a Dave Morris e già dal prologo si capisce che è tutta un’altra musica. L’Abisso dei Morti Viventi è un’avventura solidissima che mette in risalto le incredibili potenzialità del regolamento di Realtà Virtuale , quando è gestito per ampliare le possibilità invece che per ridurle. L’autore vanta anche uno stile ed una creatività fuori dal comune, che gli permettono di intessere la formidabile tela narrativa di una storia avvincente e densa di idee originali. Intanto specifichiamo che l’abisso del titolo non esiste. Si tratta di un fraintendimento dell’originaria intestazione, che pare alludere al destino di tutti coloro che muoiono in nave, cioè finire in fondo al mare assieme a tutti gli altri morti. Il librogame narra una storia di pirati, collocata in una versione fantasy dei Caraibi: è la rivisitazione di un classico luogo dell’avventura, eccezionale come ogni lavoro di Dave Morris quando è in preda alla giusta ispirazione. L’autore non ha bisogno di lunghe descrizioni e corposi preamboli per definire l’ambientazione, perché affida tutto alle colorite battute dei suoi personaggi, che hanno pochi eguali in fatto di caratterizzazione. Al lettore viene offerto un ruolo entusiasmante come pochi, anche perché evolve nel corso della storia: all’inizio è un membro della ciurma dell’infame pirata Skarvench, che per due anni è stato tenuto prigioniero a bordo del suo vascello. Una notte ha la possibilità di fuggire assieme ai fedeli compagni Grimes, Oakley e Blunt, ma prima di abbandonare la nave gli giunge notizia del nuovo stupefacente piano del capitano: rapire la Regina di Glorianne, che presto giungerà in visita presso le colonie del suo regno. Skarvench è un essere ignobile ma non è un millantatore: sicuramente ha in mente qualcosa. Poiché protagonista e compagni hanno giurato di vendicarsi per i soprusi subiti, finiranno anche per ostacolare le mire criminose di Skarvench. Prima però bisogna raggiungere Port Leshand a bordo di una scialuppa di salvataggio, il che comporta la traversata di un vasto tratto di mare con i pirati alle costole. La varietà dei percorsi e degli eventi in questa prima fase dell’avventura è impressionante. Possiamo finire in mezzo alla bonaccia e crepare di caldo, finire in mezzo a gelide tempeste, oppure sbarcare su isole vulcaniche popolate da cannibali. Tutto ciò che si trova, cioè gli oggetti, ed ogni informazione acquisita, spesso catalogata con il sistema delle Parole d’ordine , avranno un peso notevole nella seconda parte, dove si deve cercare una nave adeguata a sfidare Skarvench prima che catturi la Regina. Sono presenti un paio di checkpoint abbastanza cattivelli, nel senso che tolgono di mezzo il giocatore che non può avvalersi di nessuna delle soluzioni proposte. I metodi per superare gli ostacoli sono molteplici e non c’è una sola scelta disponibile; ad ogni modo sono richieste svariate partite per trovare uno dei numerosi percorsi che portano alla fine. Vale la pena esplorare ogni anfratto del librogame, perché la sua caratteristica è non avere vicoli ciechi; ogni situazione si risolve in un modo o nell’altro e la qualità di fatti, personaggi e luoghi è sempre altissima. Non manca nulla, ci sono i classici del genere ed accanto ad essi compaiono contaminazioni insospettabili quanto gradite. L’Abisso dei Morti Viventi è uno dei rari librogame che parlano di pirati ed è sicuramente il lavoro più entusiasmante in tale ambito, grazie a proficue iniezioni di magia (la strega Ejada, il Doctor Scriptor), di terrore (il vascello Larnassos, Mortice e il tesoro El Draque) e di autentiche sorprese (il colosso Nettuno, il vascello nell’iceberg ed altro ancora). Sono rimasto veramente estasiato da questa varietà di avvenimenti cui assistere, di oggetti da trovare, di segreti da…