Le Cripte del Terrore — recensione di Gurgaz
Gurgaz · 27 dicembre 2006 · 6/10
Titolo originale : The Crypts of Terror Autore : J.H. Brennan Anno : 1984 Illustrazioni : Geoff Taylor Traduzione italiana : Marco Spada (1992) La seconda parte dell’appassionante saga della Stirpe dei Demoni si apre con l’ingresso di Fire*Wolf a Pelimandar, capitale del Regno di Harn. Per prepararsi all’espletamento dell’immane missione affidatagli, il protagonista intende migliorare le sue capacità di mago; a tale scopo si sottopone a nuove prove presso una delle gilde cittadine (ma perché? Tanto non si riesce mai ad usare la magia!). Il pregio di questa prima parte è la possibilità di intraprendere percorsi diversi, che permettono di racimolare potenti oggetti magici e di integrare le scorte di POTERE. Terminata questa seconda iniziazione, il barbaro va in cerca di alleati illustri che possano spalleggiare la sua impresa, sebbene egli stesso non abbia la minima idea di come la porterà a termine. L’unico modo per fermare gli attacchi dei Demoni è distruggere la mente malvagia che li guida: il Principe Ragnok della dinastia degli Harkaan, antico rivale della stirpe di Fire*Wolf. A qualunque porta egli bussi, gli viene suggerito di tentare il risveglio di Re Voltar, sprofondato da secoli in un sonno magico e protetto da una fortezza-mausoleo piena di trappole ed incantesimi. Superate anche queste insidie, il redivivo sovrano offrirà a Fire*Wolf un aiuto notevole per rintracciare il Principe Harkaan. Peccato che il combattimento finale sia il primo autentico scontro impossibile della serie. Cinque avversari, tutti più forti del nostro eroe! Ma con cosa dovrebbe sconfiggere siffatti nemici? L’unica soluzione compatibile con il regolamento è il possesso del Globo dell’Invulnerabilità, che consente l’immunità contro i Demoni, ma solo se si tira 11 o 12 (forse Brennan ritiene il 18% una discreta probabilità). Un combattimento normale non lascia alcuna speranza di vittoria. Gli stessi sotterranei delle Gilde sono ricchi di nemici spietati e solo la precognizione del contenuto delle stanze può permettere di evitare questi combattimenti, doppiamente letali perché la Spada del Destino non funziona! Al loro interno, però, sono nascosti gli artefatti più utili dell’intera serie, imprescindibili nei libri successivi, almeno per chi vuole barare solo saltuariamente. Le Cripte del Terrore non è completamente da buttar via, perché si può terminare morendo quelle 6-7 volte, imparando quali sono i paragrafi da evitare e dove si celano gli oggetti chiave. La storia si mantiene su buoni livelli di epicità e coinvolgimento, anche se la salute di Fire*Wolf e la pazienza del giocatore vengono messe a dura prova. Il gran duello conclusivo, invece, è la tipica spacconata alla Brennan, scritta “d’istinto” e senza il minimo play-testing. Purtroppo, questo tipo di scontri diventerà lo standard degli ultimi due libri della serie Fire*Wolf . Ambientazione : 10 Stile di scrittura : 9 Bilanciamento : 5 Interattività : 7 Aspetto grafico : 8 Voto complessivo : 6 Difficoltà : alta