Le Miniere di Re Salomone — recensione di Gurgaz

Gurgaz · 21 dicembre 2006 · 7/10

Titolo originale : Les Mines du Roi Salomon Autori : Michel Pagel, Dominique Monrocq e Doug Headline Anno : 1985 Illustrazioni : D’Erik Juszezak Traduzione italiana : Eleonora Baron (1989) Fonte d’ispirazione : Re Salomone fu il terzo re del regno d’Israele e la Bibbia ne celebra la saggezza senza pari, inestimabile dono divino che gli venne sottratto in età avanzata, quando la sua fede finì per vacillare. Dal 976 a 969 a.C. finanziò con larghezza e riuscì ad ultimare la costruzione del famosissimo tempio di Gerusalemme, ricettacolo dell’Arca dell’Alleanza e centro della fede ebraica. Sulle origini dell’eccezionale ricchezza di Salomone si sono fatte molte ipotesi, alcune assai fantasiose. La più famosa è quella delle miniere di diamanti che il sovrano avrebbe scoperto e sfruttato nel cuore dell’Africa nera, dopo essersi guadagnato l’alleanza delle primitive popolazioni locali. La leggenda delle miniere fu ripresa da libri e film, con protagonista l’avventuriero Allan Quatermain. La terza tappa del viaggio verso Shangri-La conduce il Prete Gianni in mezzo ad una giungla misteriosa, abitata da gorilla giganti e pigmei. Il suo scopo è trovare l’accampamento di Re Salomone ed interrogare il consigliere Nikanor, che a detta di Antarsis avrebbe raggiunto la mitica città. Purtroppo Nikanor è caduto in disgrazia presso il re, che lo ha rinchiuso nei recessi delle sue immense miniere. Anche se il consigliere è quasi certamente morto, l’instancabile Prete Gianni accetta una pericolosa missione, pur di guadagnare accesso alle miniere: trovare ed uccidere la Morte Bianca, una creatura spaventosa che terrorizza i minatori. Le Miniere di Re Salomone recupera il taglio fumettistico ed eterogeneo de Il Vecchio della Montagna , ma finisce per diventare bislacco. Le miniere sembrano un dungeon progettato da un master alle prime armi, che non sa giudicare il realismo e l’opportunità degli incontri. Nel corso dell’esplorazione si può incontrare di tutto e di più, dagli umanoidi presi in prestito da D&D ai dinosauri. Non c’è un vero e proprio filo conduttore nell’ambientazione, che sembra imbastita a casaccio con tutte le idee avanzate dai libri precedenti. Eppure i momenti divertenti non scarseggiano: la mensa dei minatori, lo gnomo ubriaco, l’assurdo Vorax e l’esilarante incontro con Flippippini il profeta rendono questo librogame degno di essere letto. Se si segue il percorso principale, senza farsi abbindolare da vie alternative e piccoli inganni, si potrà terminare l’avventura senza correre grossi rischi. Se, invece, ci si fa attrarre da angusti budelli e corridoi laterali le cose possono mettersi molto male per il Prete Gianni, allungando a dismisura la strada senza nessuna contropartita. Per la prima ed unica volta nella serie i combattimenti paiono ben bilanciati con i recuperi di Vita . Ne risulta un maggiore interesse nel gestire gli scontri, che compensa in parte la monotonia dell’ambiente sotterraneo. Le illustrazioni di D’Erik Juszezak sono meno raffinate di quelle del secondo episodio, tuttavia si fanno apprezzare. Un capitolo sottotono per Misteri d’Oriente , sebbene conservi certe attrattive dei primi due librogame, in particolare l’umorismo, le citazioni, l’abbondanza di tesori e un “boss” finale di tutto rispetto. Ambientazione : 6 Stile di scrittura : 7 Bilanciamento : 9 Interattività : 8 Aspetto grafico : 7 Voto complessivo : 7 Difficoltà : media

Le Miniere di Re Salomone