Le Radici del Male — recensione di Gurgaz
Gurgaz · 31 dicembre 2006 · 2/10
Titolo originale : Ancient Evil Autore : J.H. Brennan Anno : 1985 Illustrazioni : John Blanche Traduzione italiana : Marco Spada (1993) Chi crede che la follia ostentata da Brennan nel terzo libro di Fire*Wolf non possa essere superata, avrà modo di ricredersi leggendo Le Radici del Male . Il nostro eroe non può nemmeno godersi in pace il matrimonio: le Sorelle Gegum lo convocano d’urgenza e gli chiedono di sottoporsi ad una serie di prove visibilmente insane, a base di combattimenti senza Spada del Destino e check irriverenti verso la scienza chiamata statistica. Dopo che il giocatore ha barato ed ha superato le prove, la Badessa gli comunica che è stato scelto per una misteriosa missione. Tornato alla reggia, scopre che l’adorata Freya è stata rapita. Gli indizi spingono Fire*Wolf verso il castello in rovina del primo libro, solo che stavolta deve attraversare la Foresta Magica di Farthingdale, un labirinto dove è facile perdersi e vagare in eterno. Un lancio di dadi fortunato (l’unico di tutta la saga) mi ha permesso di raggiungere il Cerchio delle Driadi, dove ho dovuto sciogliere un gradevole enigma, ricorrendo ovviamente alla pagina dei suggerimenti (così come è dato, equivale a chiedere ad un analfabeta di leggere la Divina Commedia ). Oltre la foresta si estende Belgardium, città rasa al suolo dai Demoni ed ora ricostruita. Da lì al castello la strada è breve, così come risulta agevole l’esplorazione delle rovine, trappole e nemici permettendo. A questo punto, avete radunato tutti i frammenti della famigerata croce? Sì? Ah, allora avete barato, come me! Seguendo il regolamento non ce l’avreste mai fatta! La parte finale del librogame sembra un puro esercizio di cattiveria ed insania da parte dell’autore: impossibile superare anche uno solo dei terribili avversari e micidiali trabocchetti magici, sempre che non si abbia deciso di fregarsene e proseguire ad oltranza. Io dall’inizio del quarto episodio ho smesso di lanciare i dadi, stanco di essere preso in giro da richieste impossibili e nemici 3-4 volte più potenti di Fire*Wolf. A dire il vero, la famosa Ragnatela Magica consente di vincere la maggior parte dei combattimenti, ma dubito che Brennan avesse pensato a questa possibilità, altrimenti il tutto assume ancor più le sembianze della barzelletta. Lo scontro finale con i tre Maestri Occulti, i creatori della razza dei Demoni, è invece insormontabile, Ragnatela Magica oppure no. In sostanza, si richiede di lanciare un 12 ai dadi tre volte prima di soccombere, ma secondo me Fire*Wolf muore molto prima. La ciliegina sulla torta è costituita dal controllo finale: le caratteristiche del tuo Fire*Wolf, sommate all’ABILITÀ, danno un risultato maggiore di 600? No? Allora sei morto! Dato che in tutta la serie è difficile guadagnare più di 60 punti di ABILITÀ, ciò implica che le caratteristiche debbano raggiungere in media gli 80 punti. Nella creazione Fire*Wolf, insomma, dovete aver lanciato 7 volte dal 10 in su. L’ennesima buffonata, ancor più incredibile per lo strano aspetto da legge retroattiva. A questo punto, il più paziente e benintenzionato dei giocatori è stanco di queste assurdità. Che la saga della Stirpe dei Demoni si concluda, che Fire*Wolf ritrovi la sua sposa e che vivano felici e contenti in barba al regolamento. In questo quarto volume si registra un certo recupero di verve letteraria e di gusto per la narrazione; pure le tavole di John Blanche acquistano mordente, se paragonate a quelle scialbe del terzo. Nulla può compensare gli squilibri creati dal demonio che ha posseduto J.H. Brennan, mentre vergava le ultime pagine di questa storia. Un librogame insensato e completamente inutile. Ambientazione : 9 Stile di scrittura : 9 Bilanciamento : 1 Interattività : 1 Aspetto grafico : 7 Voto complessivo : 2 Difficoltà : impossibile