Le Spire dell'Odio — recensione di Gurgaz
Gurgaz · 31 gennaio 2008 · 4/10
Titolo originale : The Coils of Hate Autore : Mark Smith Anno : 1993 Illustrazioni : Terry Oakes Copertina : Mark Salwowski Traduzione italiana : Mariangela Bruna (1994) Le Spire dell’Odio è il terzo librogame della serie ed il secondo curato da Mark Smith. Per fortuna è anche l’ultimo, perché non so a cosa lo avrebbe portato la pericolosa deriva iniziata con La Foresta degli Elfi . Sebbene ci sia qualche dettaglio interessante, trovo che la storia narrata in queste pagine, l’ambientazione descritta e l’impiego del regolamento siano detestabili oltre ogni misura. Cercherò di spiegare il perché. L’antica città di Godorno, già menzionata in toni foschi nel primo Realtà Virtuale[/i ], in queste pagine viene svelata nella sua essenza. Se Kharé è la Città dei Misteri e Helgedad è la Cittadella delle Tenebra, l’italica Godorno si merita appieno il titolo di Città dell’Odio. Il più affabile dei suoi abitanti è un trafficante di armi, un intollerante ed un traditore, pronto a pugnalare alla schiena per rubare i lacci delle scarpe. A fomentare le malvage passioni dei cittadini provvede un famigerato tiranno, che ne La Foresta degli Elfi si chiamava Gornild; adesso non ha più un nome, forse perché Smith non ha osato chiamarlo Adolfus Itlerius o qualche bestialità simile. In una città oppressa dalle tasse, dalle ingiustizie, dal crimine e dalla decadenza, non c’è niente di meglio che promulgare leggi razziali contro l’etnia più ricca ed odiata, verso la quale sono tutti indebitati: i Judain. Sì, avete letto bene. I Judain sono emarginati per gli stessi motivi degli Ebrei, infatti sono lo stesso popolo. In passato sono fuggiti dalla schiavitù verso la Terra Promessa; al presente hanno i rabbini, prestano denaro ad interesse e hanno una rete di traffici illegali sotto la città. Un buon capro espiatorio, sul quale la gente può finalmente sfogare la rabbia che prova sotto l’oppressione del tiranno. I Judain vengono catturati e giustiziati, quindi appesi in gabbie in giro per la città. I pochi sopravvissuti si nascondono e si organizzano, mentre Godorno cade preda della sua stessa follia e depravazione. Ma che despota illuminato! Le malattie, il crimine e il tradimento diventano gli unici padroni della città, mentre un mostro orribile e gigantesco, comparso dal nulla, divora le persone a centinaia. Questi è Hate, l’odio in persona, evocato dai terribili soprusi del tiranno e dei cittadini stessi. In tutta sincerità, che il diavolo si porti il tiranno, Godorno e i Judain! Hanno quello che si meritano, nessuno escluso; tuttavia il librogame ci impone un nuovo ruolo messianico, per cui il nostro personaggio diventerà leader della strenua resistenza Judain e sfiderà Hate, il mostro dell’odio. Per quanto io possa scrivere non offrirò mai la giusta percezione della scarsa qualità di questo materiale. È l’allegoria più debole che io abbia mai trovato, tenuta in piedi da un postulato gratuito: a Godorno tutti sono preda dell’odio. Nella spirale della violenza e del razzismo più sfrenati, il protagonista deve trasformarsi nell’uomo puro, in colui che aiuta senza distinzione, sebbene le sue origini Judain invochino la vendetta contro i persecutori. La missione sarebbe anche educativa, perché per sconfiggere Hate bisogna dimostrare generosità ed abnegazione nei momenti cruciali, tuttavia l’impostazione rigida, la pessima scrittura e la confusione che affligge i paragrafi non permettono di cogliere sempre il significato degli eventi, tanto meno di portare avanti azioni consapevoli. Questo librogame è scritto davvero male. È gonfio di iperboli e spropositi inconcepibili, uniti ad uno stile piatto che non riesce a far risaltare i fatti salienti. Le informazioni sono date alla rinfusa e gli eventi sono governati dal caso. Ci sono errori di continuità, causati da alcune sviste nella concatenazione; ci sono mille possibilità di morire secondo modalità assurde; la ciliegina sulla torta è il regolamento, gestito davvero male, con le Caratteristiche ridotte ad…