Le Stelle Scomparse — recensione di EGO
EGO · 26 maggio 2008 · 4/10
Briefing della missione: nel Settore Spaziale X-7793A i soli stanno scomparendo per cause totalmente sconosciute. Nebula ci invia sul post per svelare il mistero e, naturalmente, risolverlo. La struttura di Le stelle scomparse è la più complessa tra tutte quelle che la serie ha presentato. A pagina 3 c’è un bivio: ci si può far proiettare direttamente nel settore interessato, oppure ci si può andare a bordo del Guerriero . Questa seconda opzione ci pone però subito di fronte a un trivio, perciò questa strada si sfiocca rapidamente e drammaticamente in una enorme quantità di piccoli percorsi, che si diramano anch’essi più e più volte. Teoricamente questo dovrebbe essere un pregio: sembra intuitivo che una grande varietà equivalga ad una grande ricchezza di possibilità. Però non è così, perché in realtà leggere questo librogame per provarne tutte le combinazioni è frustrante e rivela molti più limiti di quanto si pensi. Infatti le varie storielle sono tutte troppo brevi, e soprattutto non riescono a mantenere una traiettoria stabile per più di due pagine prima di aprirsi di nuovo a ventaglio, inseguendo un numero eccessivo di alternative; tutte finiscono quindi per essere delle letture usa e getta, di scarsissimo spessore. Le uniche a lasciare qualche ricordo sono quella del verme solare, non male ma troppo dispersa, e soprattutto quella del capitano Bront, un Achab dello spazio in perenne caccia della sua Moby Dick, che credo sia il notevole mostro visto in copertina (non si tratta infatti del succitato verme). Il resto si dimentica immediatamente dopo averlo letto, perché per seguire una trama si fa veramente fatica. Non aiutano le peculiari scelte dell’autore, che portano vari sentieri autonomi ad intersecarsi in pagine comuni, non sempre rispettando perfettamente la coerenza delle situazioni; a volte si incappa addirittura in strade senza uscita, dove le due scelte del bivio conducono entrambe a un inevitabile SKIANT! In questa triste fiera della vacuità, risultato di un progetto troppo ambizioso e troppo confuso al tempo stesso, viene fuori perfino un errore clamoroso: pagina 67 non è raggiungibile da nessuna parte, nemmeno nel testo inglese, anche se mi pare di capire che debba provenire da pagina 28 (invece di andare da 28 a 81; infatti pagina 67 rinvia proprio a pag. 81). A completare la terribile ricetta si aggiunge una traduzione vergognosa che impedisce di comprendere quasi tutto quello che sta succedendo: cito due meravigliosi esempi come pagina 31 (“Il livello di energia sarà insufficiente tra 14.3 minuti”, invece che “ per 14.3 minuti”) e soprattutto pagina 8 (“Il mondo più vicino è a settantatré centesimi di secondo da qui”, e quindi dov’è il problema? Be’, è che in realtà si tratterebbe di settantatré parsec …). Le stelle scomparse fallisce nel suo tentativo di dare troppo, lasciando al lettore solo una sfilza di scelte random e di pagine che non durano né negli occhi né nella mente.