Legend of Zagor — recensione di kingfede1985

kingfede1985 · 2 marzo 2008 · 8/10

TITOLO: Legend of Zagor AUTORE: Ian Livingstone ILLUSTRAZIONI: Martin McKenna ANNO: 1993 Sono passati cinque anni da quando il Demone Ossa è stato sconfitto, e il mondo di Amarillia sembra avere finalmente recuperato la meritata pace; purtroppo, tuttavia, una nuova terribile minaccia incombe sulle sue terre. Zagor, lo Stregone della Montagna Infuocata, già due volte sconfitto da coraggiosi paladini nel mondo di Titan, è riuscito a raggiungere Amarillia, e a fondersi magicamente coi resti del Demone Ossa, risorgendo in una nuova, terribile forma demoniaca. I suoi poteri crescono a dismisura giorno dopo giorno... Per Amarillia c’è una sola speranza: un valoroso avventuriero deve raggiungere le rovine di Castello Argentato, dove il Demone-Stregone sta radunando le sue truppe per dare l’assalto ad Amarillia, raccogliere il maggior numero possibile di artefatti magici, nascosti nelle Tower Chests sparse per il castello ed in grado di aiutarlo a sconfiggere Zagor ed eliminarlo una volta per tutte, gettandolo nelle profondità dei magici Heartfires . Chi avrà il coraggio di imbarcarsi in questa rischiosa missione? Legend of Zagor è ovviamente il seguito di The Warlock of the Firetop Mountain e Return of the Firetop Mountain , anche se i riferimenti ai due volumi sono veramente esigui; al tempo stesso, il volume costituisce la versione libro-gioco della serie di romanzi delle Zagor Chronicles scritti dallo stesso Ian Livingstone con la collaborazione di Carl Sargent, noto ai fan di Fighting Fantasy con lo pseudonimo di Keith Martin. Con questa opera ci imbattiamo per molti versi in un autentico unicum all’interno della serie, il che rende la valutazione complessiva dell’opera ancora più complicata di quanto il libro, coi suoi grandissimi pregi ed altrettanto evidenti difetti, non la renda già da sé. Per cominciare, il lettore ha la possibilità di scegliere fra quattro diversi personaggi da poter interpretare: Anvar il Barbaro, Braxus il Guerriero, Stubble il Nano e Sallazar il Mago, quest’ultimo unico personaggio aggiunto rispetto alle Zagor Chronicles, in sostituzione della sorella Jallarial. Ciascuno dei quattro personaggi ha delle peculiarità e dei talloni d’achille, e l’avventura offre in un certo numero di circostanze delle opportunità diverse a seconda del personaggio che si sta interpretando; il sistema, però, non è affatto esente da pecche anche molto evidenti. Anvar e Braxus hanno ottime opportunità di uscire vincenti partendo con una Abilità di 10, e costituiscono quindi un’ottima scelta per le prime esplorazioni di Castle Argent. Già con Stubble la faccenda si complica abbastanza, e serve una discreta dose di buona sorte per portare a casa la pellaccia anche solo con un punto di Abilità in meno rispetto al massimo di 11. Sallazar purtroppo è invece bell'e spacciato già in partenza: pur disponendo dei punteggi massimi in tutte e tre le caratteristiche base è molto difficile riuscire anche solo ad entrare nel castello, a causa di una gestione a dir poco nefanda che l’autore fa della magia. Non parliamo poi dei duelli micidiali che aspettano il nostro insignificante maghetto al secondo piano del castello... L'unica speranza per Sallazar è recuperare al più presto la sua arma magica (ogni personaggio ne ha una nascosta nel castello), ma è assai più probabile schiattare ben prima di raggiungerla. Come se non bastasse, tutti e quattro i personaggi godono inspiegabilmente di punteggi di Fortuna più bassi rispetto alla media della serie, il che crea non pochi problemi sia nelle fasi iniziali del gioco, quando ci si deve ancora servire della Fortuna per aprire le Tower Chests , sia nel rush finale, dove fallire anche un solo controllo rischia di causare una ignobile sconfitta ad un passo dal trionfo. Altra peculiarità, unica nella produzione di Livingstone e rarissima nella serie (a memoria ricordo solo il caso di Scorpion Swamp ), il volume non presenta una struttura lineare, lasciando al lettore la possibilità, ovviamente a suo ri…

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