L'Erede Scomparso — recensione di Gurgaz

Gurgaz · 11 novembre 2007 · 5/10

Titolo originale : The Lost Heir Autore : Gerald Lientz Anno : 1988 Illustrazioni : Bob Versandi Copertina : Jill Bauman Traduzione italiana : Costanza Galbardi e Fabio Accurso (1993) L’Erede Scomparso conclude la serie in maniera tutt’altro che brillante, soprattutto perché registra un regresso perfino da parte di Gerald Lientz, che finora aveva dimostrato un certo buonsenso nell’utilizzo del regolamento. L’ottavo volume si distingue per i lanci improponibili necessari ad ottenere gli Indizi , perciò si può ben dire che l’investigazione sia nelle fragili mani della Dea Bendata. Prima di procedere con la trama principale, il librogame propone un’indagine introduttiva sullo stile di Omicidio al Diogenes Club , solo che stavolta l’argomento è una partita di golf. Sir Dexter Mannington, divenuto ricco grazie alla generosa eredità del fratello Matthew, non capisce perché un suo amico, Mr. Gregg, lo batta regolarmente a golf pur essendo un giocatore meno esperto. Dopo il divertente siparietto della partita, viziata da numerosi “trucchetti” che vanno svelati, la vicenda si sposta presso la dimora del magnate, dove ben cinque persone si sono presentate per reclamare la lauta eredità di Matthew Mannington. A quanto pare il buon Sir Dexter non ha molto interesse a conservare il patrimonio; al contrario si è adoperato per ritrovare Robert, figlio di sua nipote Elizabeth e di John Barnett, la cui unione non fu mai approvata da Matthew. Entrambi i genitori perirono lontano dall’Inghilterra, il padre a causa di lavori logoranti e la madre in un naufragio, da cui il figlio dodicenne trovò scampo per miracolo. Il nonno si limitò a fornire il denaro per la sua istruzione, ma non mostrò il desiderio di accogliere il nipote rimasto orfano. Per la terza volta il lettore impersona James G. Hurley, ovviamente cugino di Watson, con il compito di stabilire quale tra i cinque aspiranti ereditieri è il vero Robert Barnett. Sir Dexter mette a disposizione tutta la corrispondenza avvenuta all’epoca tra le persone coinvolte; esaminando per bene le lettere ed effettuando lanci adeguatamente alti è possibile trovare Indizi importanti. Segue l’interrogatorio dei sedicenti eredi, condotto tramite una Tabella Investigativa che collega le persone alle risposte che danno a sei domande ben precise. A ciascun incrocio corrisponde un paragrafo dove recarsi per leggere la risposta. Se fosse sfruttato a dovere sarebbe un bel sistema per condurre l’indagine, ma non è così per due motivi: in primo luogo, non c’è limite alle domande che si può porre, quindi tanto vale sfruttarle tutte; secondariamente, le domande decisive sono sbloccate solo se si possiedono determinati Indizi , perciò la conclusione positiva dell’inchiesta è solo questione di fortuna. L’ultima parte del librogame è vivacizzata dal tentato assassinio di un erede, che può concretizzarsi o meno. Comunque vadano le cose, sono sempre i dadi a decidere se si ricevono informazioni sufficienti a provare la colpevolezza di qualcuno. Naturalmente si deve anche indicare il nome del vero erede, davanti ad uno Sherlock Holmes ansioso di elargire giudizi. Se si è stati privilegiati dalla sorte si farà una bella figura, altrimenti resteranno dei dubbi irrisolti. Ricominciare da capo l’indagine e sperare in tiri migliori, oppure leggere la spiegazione del geniale Holmes, che evidentemente possiede un bonus +7 per tutte le Qualità ? Normalmente in Sherlock Holmes i tiri di dado sono numerosi e distribuiti sull’arco dell’intera investigazione, però ne L’Erede Scomparso pare che si sia voluto ridurre il loro numero e trasformarli in barriere insormontabili. Gran parte dei check richiede punteggi di 8 o più, il che è esagerato, visto che si possono perdere Indizi fondamentali. Si tende così a risolvere una frazione del mistero, mentre non vi sono certezze riguardo al resto perché mancano le prove. Con questo titolo la serie si conclude e conferma di non essere appagante, perché troppo spesso il sistema di gioco asfittic…

L'Erede Scomparso