L'Erede Scomparso — recensione di EGO
EGO · 18 aprile 2008 · 7/10
Ancora James Hurley è protagonista dell’ultimo, sorprendente volume di Sherlock Holmes . Sorprendente, perché in un libro con meno paragrafi del suo solito, Gerald Lientz è riuscito a compattare un’avventura che presenta non uno, non due, ma persino tre casi differenti, tutti intersecati l’uno con l’altro in modo elegantissimo. Il primo di questi non è altro che un interessante appetizer che svolge il compito di introdurre la storia. Una volta tanto Holmes mette il naso fuori da Baker Street insieme a noi per partecipare ad una gara di golf su richiesta di Sir Dexter Mannington, giocatore quanto mai abile che però, per motivi inspiegabili, viene costantemente battuto da un amico meno esperto. L’”indagine” è molto leggera e banale, e il giocatore può indispettirsi per i punteggi ridicoli richiesti dai dadi, quasi tutti dal 9 in su; ma bastano veramente pochi indizi per orientarsi sulla strada giusta, e comunque alla fine si scopre che si trattava solo di un modo più originale del solito di accompagnare il lettore verso il succo della storia. Quello di cui Sir Dexter ha veramente bisogno, infatti, è che qualcuno lo aiuti a risolvere un complesso problema di eredità. Essa spetterebbe di diritto al nipote Robert Barnett, che però, a causa di varie vicissitudini, non è mai entrato in contatto con la sua famiglia, e nessuno quindi sa che aspetto abbia. Tutto ciò che si conosce di lui deriva da vecchie corrispondenze epistolari, ed è basandoci su di esse che dovremo stabilire chi sia il vero Robert tra i cinque pretendenti che hanno risposto agli annunci. Ovviamente il caso è reso ancor più delicato dalla presenza di ulteriori possibili eredi, che di certo non rinunciano di buon grado alla loro fetta della ricca torta. La gestione delle indagini passa quindi attraverso un lavoro di ricerca sui documenti, e poi per l’interrogatorio dei vari candidati. Quest’ultimo è organizzato con una comoda tabella che rimanda ai paragrafi relativi alla persona intervistata e alle domande che le vengono poste, domande che in parte dipendono anche dalle informazioni ricavate in precedenza. Le varie tappe dell’investigazione si mescolano così in modo agile ed elegante, che permette di risparmiare spazio e di offrire relativa libertà al giocatore, anche in vista di un secondo tentativo. Di fortuna ai dadi non ne serve più di quanta ne servisse negli altri libri della serie, e come è tipico degli episodi firmati Lientz, il ragionamento è la vera chiave per sciogliere il mistero, sebbene ci siano più aiuti e facilitazioni che in passato. In fin dei conti, scoprire l’identità dell’erede scomparso non è difficile, ma di certo è divertente. Sempre nello stile dell’autore, l’ultima parte della vicenda è aperta a molteplici sviluppi dipendenti dalle nostre scelte. Se non si è accorti nel gestire la situazione si profila infatti la possibilità di un altro delitto, tanto grave da far passare in secondo piano la questione dell’eredità. Tanto impedire quanto risolvere questo ulteriore caso aggiunge carne al fuoco e prolunga la sessione di gioco oltre il previsto, cosa che in questo caso male non fa. In questa sezione del libro ci sono alcuni tiri molto difficili, ma naturalmente riuscire a soddisfarli è un di più che aiuta solo a corroborare la nostra posizione, e non a determinarla. L’erede scomparso chiude in modo più che dignitoso la notevole serie di librogame dedicata a Sherlock Holmes, con un episodio che ripropone alcune idee già viste in precedenza ma limandone i difetti, e al contempo azzarda qualche nuova soluzione, con i buoni risultati a cui Gerald Lientz ci ha abituati. Insieme al primo volume lo ritengo uno dei più adatti per prendere confidenza con la collana. ERRATA CORRIGE 214 : l’ultima parte della lettera non è in corsivo. 311 : il nome Cassandra non è in corsivo.