L'Isola degli Spiriti — recensione di EGO

EGO · 31 agosto 2007 · 7/10

Ecco, finalmente ci siamo. Con L’isola degli spiriti Thraves azzecca finalmente il tipo di storia che meglio si adatta alla struttura di Compact: la caccia al tesoro. Inoltre riesce a creare una trama e dei personaggi che, a parte qualche persistente ingenuità, sono così semplici e macchiettistici da adattarsi perfettamente allo stile scanzonato e un po’ infantile dell’autore. L’unica cosa che veramente non si capisce è perché mai il protagonista, per trovarsi un lavoretto estivo, non solo debba accettare un posto di aiutante in un museo, ma soprattutto perché debba trovarselo a oltre cento chilometri da casa! Ma poi che importa? Il curatore del museo, tale George Drabb, sta solo cercando qualcuno abbastanza pazzo da accompagnarlo ad esplorare un castello diroccato su un’isola; qui, secondo una pergamena in latino che nessun curatore e nessun visitatore del museo si è mai preso la briga di tradurre, sarebbero nascosti cinque calici in oro massiccio. Ed ecco che, insieme a Drabb e al suo cane Allegro (l’animale più depresso che si sia mai visto), si parte per l’isola… che però, la gente dice, sarebbe infestata da un bel po’ di spiriti. Come si può intuire, prendere la decisione sbagliata in questo libro ci porta a vedere un fantasma, e questo potrà succedere un massimo di tre volte; alla quarta, la partita finisce. Per evitare che questo accada ci sono i soliti tre oggetti, che questa volta, saggiamente, sono tutti reperibili nella primissima parte dell’avventura, invece di essere ampiamente dispersi come nei libri precedenti. Ci sono una mappa, una pergamena e un libro di stemmi; gli ultimi due contengono la maggior parte degli indizi necessari per trovare i calici. Come al solito, la direzione da prendere e i luoghi da visitare vanno scelti a caso, ma almeno stavolta c’è una giustificazione un po’ più plausibile: i nostri baldi eroi hanno a disposizione solo cinque ore per esplorare il castello, e quindi non possono visitare tutte le stanze e tutti i corridoi. Il tema della caccia al tesoro, la corsa contro il tempo e l’ambientazione riescono per la prima volta a dare a un libro della serie un’atmosfera concreta, con i quadretti comici che allentano, ma solo in parte, quella leggera inquietudine che non si può fare a meno di provare, nonostante il tono abbastanza scanzonato e i fantasmi più umoristici che paurosi. Il setting riesce a valorizzare la buona capacità di Thraves di interrompere i paragrafi al momento giusto e con le parole giuste, e perciò, benché nella maggior parte dei casi si possa ben intuire che cosa accadrà al prossimo paragrafo, qualche volta ci si trova a trattenere il fiato. L’isola degli spiriti è davvero un libro indovinato: ben scritto, ben ambientato, ben strutturato, e soprattutto divertente. Uno dei Compact migliori in assoluto.

L'Isola degli Spiriti