L'Isola degli Spiriti — recensione di Gurgaz
Gurgaz · 22 febbraio 2009 · 6/10
Titolo originale : Haunted Island Autore : Stephen Thraves Anno : 1993 Illustrazioni : Peter Dennis Copertina : Peter Dennis Traduzione italiana : Mariangela Bruna (1995) Questo in origine era il primo volume della serie e francamente non capisco perché sia stato posticipato così a lungo. Si tratta di un’opera piuttosto standard, inadeguata per il pubblico del 1993 che si attendeva ben altre storie ed ambientazioni, però ha qualcosa in più rispetto ai primi tre numeri della serie italiana. Ne L’Isola degli Spiriti il livello stilistico è migliore ed il testo più brioso della media finora riscontrata. È anche un librogame più lungo, il che mi fa sospettare che la E.Elle abbia pensato di tenerlo in serbo mentre sondava il mercato con qualche pubblicazione più esile ed economica. Coloro che all’epoca non si erano già stancati di Compact si trovarono a giocare una caccia al tesoro. Lo scenario è quello tipico delle ghost story inglesi: un’isola nebbiosa con un castello in rovina, dove in tempi antichi una principessa di nome Isabella nascose cinque inestimabili calici d’oro, la sua dote per un odioso matrimonio combinato. Il padre Sir Henry Fothering si adirò con lei ed il suo amante segreto, il menestrello di corte, ma cadde preda della disperazione dopo che la sua furia aveva provocato la morte della fanciulla. Da disgrazie come questa nascono le isole infestate dai fantasmi da cui i locali stanno alla larga, non importa quali tesori vi siano nascosti. Di tutt’altro avviso è il curatore del museo paesano, il Signor Drabb, che a dispetto del nome è un personaggio positivo e pimpante. Egli vuole recuperare i calici della leggenda e per questo si avvale di due eccezionali aiutanti: il suo intelligente ed impassibile cane Allegro ed un ragazzino in cerca di un impiego estivo. Nei panni di quest’ultimo, il lettore può guidare le sorti della strana combriccola nell’esplorazione dell’isola e delle rovine. Come è tipico di Compact , ci sono tre oggetti fondamentali da raccogliere, tutti situati ad inizio avventura: una Mappa , una Pergamena ed un Libro degli Stemmi . Il rinvenimento degli stessi dipende dalla buona sorte del giocatore, che per tutta l’avventura non deve far altro che scegliere se andare a destra, a sinistra o in centro, salire o scendere, esaminare pareti, mobili o pavimenti, far andare avanti Drabb, Allegro od esporsi personalmente. Non c’è logica in queste scelte e neppure il possesso di tutti gli Accessori è sufficiente a garantire il ritrovamento dei calici. I fatidici oggetti permettono di scoprire i tesori se questi sono presenti, oppure di evitare i fantasmi se si è finiti fuori strada. Incontrare gli spiriti non è piacevole, anche se Peter Dennis li raffigura paciocconi e sorridenti, e l’avventura finisce dopo quattro di queste “terrificanti” apparizioni. Il sistema di gioco non è dei più entusiasmanti e la struttura fatta di bivi casuali non dà alcuna soddisfazione. L’Isola degli Spiriti si distingue per una maggior cura nella scrittura e per qualche raffinatezza stilistica efficace. Per esempio è una buona idea affiancare al protagonista un adulto buffo ed entusiasta ed un pacifico bloodhound cui manca solo la parola. I due personaggi sono una costante fonte di battute e situazioni divertenti, nonostante l’ambientazione lugubre. In ogni caso, questa caccia al tesoro in un’isola infestata è roba da bambini ed il formato tascabile non poteva bastare per trasformarla in un prodotto al passo coi tempi. L’originale inglese è ben reso dalla traduzione di Mariangela Bruna, di cui si può criticare solo la strana scelta di usare la formula di cortesia per il signor Drabb. Perché un adulto dovrebbe dare del lei ad un ragazzino? Ambientazione : 6 Stile di scrittura : 7 Bilanciamento : 4 Interattività : 5 Aspetto grafico : 7 Voto complessivo : 6 Difficoltà : bassa