L'Isola dei Misteri — recensione di EGO

EGO · 2 marzo 2008 · 7/10

Il terzo e ultimo volume di Realtà & Fantasia si distingue immediatamente per uno spessore decisamente più importante e, una volta aperto, per la presenza di un minimo regolamento, che prevede la presenza dei due fattori Fortuna e Fato. Il secondo non è altro che il nome con cui viene indicato il ruolo dei tiri di dado e dei lanci di moneta, che decideranno l’esito di parecchi eventi; il primo, invece, è una robusta aggiunta attorno alla quale viene plasmato lo svolgimento dell’avventura. Si parte con dieci punti, che caleranno o aumenteranno in seguito alle scelte personali e a quelle del Fato, e il totale di fine avventura decreterà quanto buona è stata la nostra prestazione (anche se devo dire che la pagina dei risultati ha una certa somiglianza con quella dei tipici test “psicologici” da rotocalco, e potrebbe ben essere una cosa voluta). La stessa avventura è un netto passo avanti rispetto alle due precedenti, perché stavolta il giallo in cui la nostra eroina rimarrà invischiata è molto più maturo e interessante. Asfissiata da una madre di quelle che non dovrebbero fare figlie e da un fidanzato che nel corso della vicenda rischia di rivelarsi uno dei più odiosi e formidabili rompicoglioni della storia del librogame (e in una misera manciata di paragrafi, pure), la protagonista acchiappa al volo l’opportunità di lavorare in una villa turistica sull’isola greca di Simnos. Qui, circondata dall’immancabile entourage di maschioni marpioni, verrà a conoscenza delle leggende sul tesoro di Afrodite, e scoprirà che la leggenda si sta intrecciando con una pericolosa realtà. Anche stavolta, ed è un vero peccato, il numero di personaggi messo in gioco è troppo alto perché si riesca a presentarli tutti con coerenza, perciò nella prima metà della storia è praticamente scontato trovare riferimenti a individui che si dovrebbe aver incontrato almeno una volta e che invece abbiano solo sentito nominare. Questo è però un problema marginale, prima di tutto perché appunto tutti loro vengono presentati almeno per interposta persona, e in secondo luogo perché il racconto è veramente interessante e sollecita a giocare diverse volte, cosa che si fa con un certo piacere e anche con soddisfazione, man mano che vengono a galla sempre più dettagli del quadro. La successione e l’intreccio degli eventi sono ben organizzati, le scelte sono significative e gli indizi scoperti hanno una certa importanza, perciò ci si sente veramente coinvolti nella storia e non semplicemente trascinati da un punto all’altro. Il gioco delle relazioni con i personaggi è sempre vario e, seppur non terribilmente approfondito, è molto meno banale che nei primi due libri della serie. Inoltre, portare a termine il libro con successo non è per niente facile, e riuscirci con successo pieno è una vera impresa. Kim Jordan forse aveva letto qualche libro di Steve Jackson, perché la peculiarità dell’ Isola dei misteri è quella di lasciar arrivare il lettore molto vicino alla fine per poi dirgli che non è riuscito a risolvere questo famoso mistero. Le prime volte questo avverrà per mancanza di indizi, in un modo che ricorda Appuntamento con la M.O.R.T.E. ; successivamente si capisce che per arrivare al finale autentico bisogna riuscire a far sorridere il Fato un buon numero di volte, direi decisamente troppe per una partita sola. L’ultima parte dell’avventura è infatti costellata da questi analoghi dei Tenta la fortuna jacksoniani, e basta sbagliarne uno per veder sfumare le speranze di vittoria. Ecco dunque che, dopo qualche lettura e la scoperta della “strada giusta”, terminare la storia diventa questione di pura fortuna, e la frustrazione può prendere il sopravvento. I capricci del Fato non sono comunque un ostacolo all’apprezzamento dell’ Isola dei misteri , un librogame decisamente interessante e coinvolgente, forse un po’ troppo compiaciuto nel soffermarsi sui comportamenti della popolazione locale, ma privo dell’orrenda retorica e degli stereotipi di Intrigo in FM . Per una volt…

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