L'Occhio della Sfinge — recensione di Gurgaz

Gurgaz · 22 dicembre 2006 · 10/10

Titolo originale : L’Œil du Sphinx Autori : Doug Headline e Dominique Monrocq Anno : 1985 Illustrazioni : D’Erik Juszezak Traduzione italiana : Francesca Gregoratti (1989) Fonte d’ispirazione : Amenhophis IV (1366-1349 A.C.) fu uno dei faraoni più importanti, perché introdusse in Egitto una riforma artistica e religiosa, che comprendeva l’imposizione di un culto monoteistico. Egli concepì una singola intelligenza superiore a tutti gli esseri e agli altri dei, che identificò nel dio solare Aton, in onore del quale cambiò il proprio nome in Akhenaton. Nonostante l’opposizione dei sacerdoti di Amon-Ra, la divinità più popolare, il faraone decise di abolire sistematicamente l’adorazione di tutti gli dei all’infuori di Aton. La sua inclinazione verso il pensiero e la spiritualità lo portarono a trascurare l’impero e il suo regno segnò l’inizio del declino della potenza egizia. La perdita di molti territori asiatici in favore degli Ittiti e le riforme religiose gli alienarono la simpatia del suo popolo. Alla morte di Akhenaton, tutte le sue innovazioni artistiche e religiose furono abolite per iniziativa dei sacerdoti di Amon-Ra, con il beneplacito del successore Tutankhamen. Il Prete Gianni approda in Egitto durante un’epoca di tumulti religiosi, dove i sacerdoti degli dei tradizionali sono perseguitati dalle guardie del Faraone Akhenaton. Quale situazione peggiore per mettersi alla ricerca di Antarsis, sacerdote di Osiride? Questa terra misteriosa, costellata di tombe, deserti e templi colossali, viene arricchita con apporti fantasy perfettamente azzeccati, che la trasformano in uno dei più affascinanti scenari d’avventura dei librogame. Dopo un prologo al mercato di Tebe, il nostro eroe si deve intrufolare nel tempio di Amon-Ra a Karnak e liberare dei sacerdoti prigionieri. Il venerabile Sephreti lo indirizza sulle tracce di due alti sacerdoti di Osiride, uno dei quali è certamente Antarsis. A questo punto, si può scegliere di unirsi ad una carovana diretta verso Giza e la Quarta Piramide, oppure partire alla volta di Antinopoli e cercare la perduta tomba di Hatscepsut. Entrambi i percorsi permettono di concludere il libro e sono ricchissimi di begli incontri, di combattimenti e preziosi tesori. L’Occhio della Sfinge è scritto in maniera diretta ed accattivante. La fantasia degli autori pare inesauribile e c’è spazio per ogni possibile avversario, trabocchetto e personaggio singolare, il tutto in perfetta armonia con l’ambientazione. I disegni che ornano le pagine sono i migliori della serie, realistici e di squisita fattura. La sterminata sequela di pregi è intaccata da un piccolo neo: il librogame è troppo agevole da terminare. Ci sono trappole e pericoli, ma è molto facile trovare il modo di eluderli; ciò costringe pure a saltare parti meritevoli, come la mitica Testa senza Corpo nella tomba di Hatscepsut. Nonostante la mancanza di vere sfide (fa eccezione l’Uomo Serpente), il librogame è piacevolissimo da leggere e da esplorare in lungo e in largo (vedi paragrafo 332). A conti fatti, è il miglior capitolo della serie. Da segnalare un curioso errore, per cui è impossibile conservare il prezioso Occhio dalla Doppia Vista, trovato pochi paragrafi prima, ma che più avanti è possibile utilizzare. Poco importa, perché anche stavolta si perdono tutti gli oggetti magici a fine libro. Il guaio è che sono tanti e maledettamente potenti! Ambientazione : 10 Stile di scrittura : 9 Bilanciamento : 7 Interattività : 9 Aspetto grafico : 10 Voto complessivo : 10 Difficoltà : bassa

L'Occhio della Sfinge