Mago Contro Mago — recensione di =Dr.Scherzo=

=Dr.Scherzo= · 1 marzo 2009 · 4/10

Titolo originale: "Advanced Dungeons & Dragons – Clash of the Sorcerers" Autore: Morris Simon Anno: 1986 (1991 in Italia) Illustrazioni: George Barr Traduzione italiana: Angela Izzo ******************************************************** Carr Delling è un pover’uomo dalla vita complicata: è zoppo, veste in modo stravagante e non ha molti amici, difatti conversa con rettili ed amici invisibili (servitori, dice). Ha un carattere lunatico, a tratti scorbutico, ed suo volto non deve ispirare grande fiducia, dal momento nessuno spende mai una parola buona per lui. Peccato sia il Sommo Mago della Scuola di Scienze Arcane dell’Isola di Seagate, e che lo stralunato autore de “Mago contro mago” non abbia assolutamente idea di cosa possa significare. La folle storia narrata in questo albo rasenta il grottesco. E’ difficile descrivere il senso di sgomento, di stupore, di frustrazione che si prova leggendo le fantozziane vicende del “Sommo” mago Delling e dei suoi sedicenti “amici”. Non ho mai avuto la (s)fortuna di sfogliare i primi due capitoli di codesta trilogia, quindi posso purtroppo solo immaginare cosa possa essere completare l’intero mini-ciclo ideato dal vaneggiante Simon, ma già “Mago contro mago” può bastare per averne un’idea orribilmente precisa. Il problema principale risiede nel fatto che l’ingenuo lettore presume di impersonare un grande mago, a cui tutti guardano con timore e rispetto. Non è affatto così. Lo sciagurato Carr viene costantemente raffigurato come l’ultimo degli imbecilli, maltrattato dai suoi compagni e sbeffeggiato dai rivali. Fin dai primi paragrafi si assiste ad inutili liti tra lui ed i suoi alleati, in cui ci viene persino chiesto se vogliamo trattenere magicamente una (a questo punto presunta) amica, impedendole di muoversi. Ma che diavolo…? La cosa sconcertante è che da queste banali piccolezze dipende il nostro destino, dal momento che lo spiritoso Morris Simon si è messo in testa di insegnarci il vero valore dell’amicizia e dell’atruismo . Se lungo il tragitto, infatti, ci azzarderemo a compiere scelte a suo modo di vedere ‘egoistiche’, verremo penalizzati seduta stante; verremo premiati, invece, se ci dimostreremo umili, generosi e servizievoli. Il problema è che l’avventura dovrebbe consistere in una affannosa corsa contro il tempo per raggiungere un antico tempio – in cui è custodita la potente Tunica degli Arcimaghi - prima del nostro acerrimo rivale, il drow Arno! Così, mentre il pericoloso avversario si fa i fatti suoi, Delling è costretto ad aspettare i comodacci di chiunque, impantanandosi in questioni d’importanza assolutamente secondaria. “Presto, se Arno raggiunge il tempio, otterrà la Tunica degli Arcimaghi e libererà il leggendario Tarrasque!” sembra voler urlare Delling, ma niente, gli altri lo spernacchiano, lo insultano, gli mettono il broncio e paiono interessati solo a progettare inutili piani di guerra contro città che, se si liberasse davvero il Tarrasque, verrebbero spazzate via in pochi istanti. Che senso ha? E che senso ha un libro sui maghi in cui praticamente non vengono lanciate mai magie, e quando se ne lancia una c’è il terrore di fallire, incorrendo in una morte stupida? Oltre a tutto questo, il volume presenta alcuni gravi errori di editing (es. nel tempio, dove il testo dà per scontato che Carr abbia abbandonato i suoi compagni nella palude, mentre si può anche non averlo fatto) ed una struttura infida, schizoide, quasi ad “imbuto”, in cui una quantità di subdole false piste conducono al fallimento e dove il ventaglio delle opzioni spesso è un mero specchietto per allodole. Come mai mi dai tre opzioni, se mi fai morire in tutte e tre? Dammene solo una sola ed ammazzami subito, no? Bah. Vengono presentate diverse strade, ma alla fine è solo uno il modo per sopravvivere. Un concetto, questo, che ci viene inculcato a forza, alla fine di lunghi paragrafi in cui la morte giunge in modo inglorioso, ingiusto ed inatteso. Verso la fine il delirio è totale, con una serie inf…

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