Master of Chaos — recensione di EGO
EGO · 7 aprile 2009 · 7/10
L’Asta del Comando è stata rubata da Shanzikuul, un potente stregone che dovrebbe essere morto trecento anni fa! … …… Non suona molto innovativo, eh? Pazienza: sei un grande eroe, di cui anche i giganti hanno paura. Va’ alle rovine di Kabesh, con la benedizione dei maghi che si son fatti fregare l’Asta, e fai fuori Shanzikuul; se non ci pensi tu, è la fine. Grazie al cielo Keith Martin sa scrivere le introduzioni, perciò tutto si può dire di quella di Master of Chaos , tranne che non sia divertente. Dal momento poi che Martin sa anche scrivere i librogame, si dimentica presto la banalità della trama, e ci si diverte come ci si aspetta. L’inizio somiglia molto a quello di Stealer of Souls , con un viaggio in mare, ma stavolta da una diversa prospettiva: è un inizio duro, e subito si capisce che serve un bel po’ di Resistenza. Poi si arriva nella città di Ashkyos, dove bisogna prepararsi al viaggio verso Kabesh, e qui c’è la parte sicuramente meglio ideata e sviluppata dell’avventura. Il nostro personaggio, avventuriero esperto, ha sviluppato tre a scelta tra sei abilità: camminata silenziosa, arrampicata, visione notturna, comprensione degli animali, udito acuto e capacità di seguire le tracce. Come in ogni librogame che prevede abilità simili, alcune sono più utili di altre, ma lo si scopre solo con l’esperienza; in ogni caso, nessuna è così vitale da non poter rinunciarci o sostituirla con un oggetto. L’importante è che aggiungano varietà e possibilità al gioco, e la città è il luogo ideale per metterle alla prova, con i suoi vari quartieri da esplorare. Ad Ashkyos bisogna procurarsi cibo ed equipaggiamento, ma prima ancora l’oro per comprarli, che va guadagnato tramite diversi lavoretti, molti dei quali poco puliti o comunque molto “in vista”. A monitorare l’attenzione pubblica nei nostri confronti c’è un punteggio di Notorietà: esso aumenta in molti modi – anche solo comprando spada e armatura! – e se arriva a 8 si deve subito lasciare la città, che si abbia tutto l’occorrente o meno. Valutare per bene tutto ciò che la città offre, e scoprire la migliore sequenza di azioni per ottimizzare l’equipaggiamento, è molto divertente e stimolante, e richiede parecchie partite. La parte successiva prevede di attraversare il deserto fino alle rovine di Kabesh, e ci sono due diversi modi per farlo: via fiume, oppure a piedi (se non i propri, quelli di un cammello). Quest’ultima opzione ricorda molto Temple of Terror , o meglio, dimostra come avrebbe dovuto essere in Temple of Terror : condizioni difficili sì, ma punizioni gratuite no. Se si riesce a superare questa sezione, che richiede di aver fatto le cose giuste in precedenza, allora si raggiungono le rovine e le si può esplorare alla ricerca della tana del nemico, il quale ci aspetta per un confronto scenografico, ma non molto ricco di possibilità. A raccontarlo, me ne rendo conto, Master of Chaos non è allettante; giocandolo in prima persona, però, lo è. La varietà della parte iniziale, e l’abbondanza di cose da fare anche in seguito, tengono impegnati a lungo, anche perché la difficoltà è elevata, causa punteggi nemici. Purtroppo ho dovuto constatare che, anche partendo con Abilità 10 e seguendo il percorso migliore, i combattimenti obbligatori hanno discrete probabilità di vederci finire sconfitti, o comunque molto indeboliti. Inoltre la gestione dell’inventario dev’essere assolutamente perfetta, altrimenti si rimane fregati in uno dei pochi, ma subdoli checkpoint sparsi nella seconda parte dell’avventura. Il concetto è poi sempre quello dei libri di Martin: non c’è un true path effettivo, ma diciamo che c’è una strada che dovresti proprio seguire se non vuoi vedere i sorci verdi negli scontri finali. Quello che mi secca è che in questo caso i dadi hanno un po’ troppa importanza: perché ci sono oggetti che mi evitano lo scontro con nemici di Abilità abbordabile, ma non altri che mi diano almeno un vantaggio iniziale contro quelli più forti? Ciò oltretutto fa a pugni con un cer…