Missione in Montagna — recensione di Gurgaz

Gurgaz · 22 febbraio 2009 · 4/10

Titolo originale : Secret Agent A.C.E. Autore : Stephen Thraves Anno : 1993 Illustrazioni : Gary Rees Copertina : Gary Rees Traduzione italiana : Mariangela Bruna (1994) Questo in origine era il primo volume della serie e qualche ragione per posticiparlo c’era senz’altro. Missione in Montagna è un librogame coerente nell’assegnare al caso ed alle coincidenze il ruolo di protagonisti dell’avventura, ma più che in una pericolosa missione di spionaggio sembra di essere coinvolti in una gigantesca burla, dove i partecipanti sono coalizzati per creare una situazione assurda. Si poteva ben proporre un altro nome per l’agente A.C.E., visto che un ragazzino dei primi Anni Novanta finiva col pensare alla candeggina, perché non era ancora tempo di succhi di frutta multi-vitaminici. O forse c’erano già gli Ace of Base ? In ogni caso, quest’uomo dalla fortuna ineguagliabile si infiltra nella proprietà montana del dottor Diamond, lo scienziato che con la formula V3 intende trasformare gli uomini potenti in microcefali. Come questo possa consentirgli di conquistare il mondo non si sa, tuttavia il protagonista è deciso a superare le teatrali misure di sicurezza per distruggere le sei ampolle di formula. Questo basta a chiudere la questione, visto che l’agente A.C.E. riesce a cancellare da un computer tutti i dati riguardanti la formula; peccato che prima di partire per la missione egli non potesse contare su questo enorme vantaggio, quindi perché quelle stupide provette dovrebbero essere così importanti? Eppure bisogna distruggerle e non è affatto facile, sebbene le guardie del dottor Diamond facciano tutto il possibile per non accorgersi della spia. Il librogame è un continuo spostamento tra rifugi, a bordo di mezzi di trasporto che non hanno motivo di trovarsi lì e soprattutto di essere stati sabotati. Grazie agli oggetti gentilmente forniti dagli sbadati sorveglianti, a patto che A.C.E. sia stato così fortunato da trovarli, si è in grado di muoversi senza intaccare il limitato Punteggio di sopravvivenza . Ogni ampolla è protetta da una parola d’ordine ed un errore provoca il temporaneo isolamento della dose, che si è costretti ad abbandonare. Con una simile vigilanza si potrebbe restare tutto il weekend e farsi anche un paio di sciate, ma nel finale interviene il dottor Diamond, evidentemente esasperato da un agente nemico che scorrazza libero per la sua proprietà. Non stiamo parlando di un librogame con un’impostazione seria e matura, bensì di un racconto senza pretese adatto ai bambini. Ma siamo negli Anni Novanta: chi sono gli ingenui buontemponi che avrebbero dovuto divertirsi con una storia così demenziale? Se il gioco sta tutto nell’effettuare scelte a caso, senza che ci sia il minimo elemento per giudicare (in questo Missione in Montagna è di una coerenza esemplare), come ci si può immedesimare nel personaggio, sentirsi coinvolti dalla sua missione o giocare nuovamente il librogame una volta terminato? Nemmeno le illustrazioni di Gary Rees riescono a dare un po’ di qualità: sono un banale riempitivo. È chiaro che una simile proposta ha un valore infimo, nemmeno paragonabile alle puerili indagini di Detectives Club o alle casuali Avventure Stellari , che offrono un minimo di soddisfazione. Gradirei veramente sapere quale target aveva in mente il lungimirante Stephen Thraves. Ambientazione : 4 Stile di scrittura : 6 Bilanciamento : 4 Interattività : 5 Aspetto grafico : 6 Voto complessivo : 4 Difficoltà : bassa

Missione in Montagna