Misteri d'Oriente — recensione di Gurgaz

Gurgaz · 23 gennaio 2007 · 9/10

Titolo originale : La Saga du Prêtre Jean Gruppo di lavoro : Jacques Collin, Fred Gordon, Doug Headline (pseudonimo di Jean Patrick Manchette), Dominique Monrocq, Michel Pagel, Benjamin Scias, Pierre Scias Copertine : Jacques Terpant Fonte d’ispirazione : il leggendario Prete Gianni ha un posto d’onore nella tradizione storico-geografica del Medioevo europeo. La denominazione rimane praticamente inspiegata. Risale all’epiteto presbyter che qualifica il favoloso sovrano come superiore a tutti gli altri, o allude alle idee medievali sui re cristiani della Nubia celebranti la messa, o alla dignità di diacono effettivamente rivestita dai monarchi etiopi? Mentre ‘Gianni’ si collegherebbe con ‘gian’, il titolo degli stessi sovrani d’Etiopia, o vuol onorare la memoria dell’apostolo Giovanni o del Battista? Quanto poi all’identificazione, gli scrittori medievali avanzarono via via il nome dell’uno o dell’altro principe asiatico: dallo stesso Gengis Khan (Giacomo da Vitry), a un imperatore indiano suo sfortunato nemico (Vincenzo da Beauvais), da Abaka, il secondo re mongolo di Persia (Rudberto da Salisburgo), a un altro principe indiano vittorioso, questo, su Gengis (Giovanni da Pian del Carpine), a un principe cinese (Odorico da Pordenone). Per ubicare il dominio del Prete Gianni, Marco Polo si rifece all’Impero dei keraiti (mongoli sotto un fortissimo influsso turco, convertiti al nestorianesimo), raccontando come esso venisse rapidamente distrutto da Gengis. Insomma, man mano che i viaggiatori europei si allontanavano dall’Occidente, il Prete Gianni di turno recedeva verso lontananze sempre più mitiche: dagli Urali alla Persia e all’India, dalla Mongolia alla Cina, all’Indocina e alla Manciuria. Ciò che restava fissa era la strabiliante ricchezza del Prete e la sua fede cristiana, accompagnata dalla volontà di accostarsi alla dottrina di Roma. Presunte sue lettere, dichiaranti questo desiderio, ebbero credito in Europa, e il 27 settembre 1177 papa Alessandro III vi rispose con un messaggio affidato ad un certo medico Federico diretto in Oriente, che non si sa quale fine abbia fatto. Poi, quando l’Asia sembrò non offrire nuovi appigli alle speranze di trovarvi un potente correligionario disposto a trasformarsi in valido alleato, fu la volta dell’Africa: l’Egitto prima, la Nubia dopo, infine l’Etiopia, sempre più distante... In tale direzione si volsero anche i poeti cavallereschi, dall’autore del Guerin meschino all’Ariosto. Col Berni, ormai dischiusasi anche l’Etiopia alla curiosità europea, la leggenda del Prete Gianni finì in burletta. La serie Misteri d’Oriente è riuscita a trasformare un personaggio leggendario nel protagonista di una saga fantasy, ambientata in luoghi e situazioni dove storia e mito si intrecciano proficuamente. L’obiettivo del protagonista, il Prete Gianni, è raggiungere la favolosa Shangri-La, uno dei tanti sogni proibiti dell’uomo orientale. La ricerca lo costringerà ad abbandonare la sua epoca ed a viaggiare nel tempo e nello spazio, nella speranza di trovare l’indizio decisivo che lo condurrà alla sospirata meta. I punti di forza della serie sono due: l’eroe e le ambientazioni accattivanti. Il Prete Gianni dei librogame è un valoroso crociato, un fervente cristiano affascinato dalle seduzioni dell’Oriente, il classico uomo in cerca di illuminazione. Inizialmente una figura fumettistica, nel corso della serie assume tratti interessanti e spiccatamente umani: è un idealista con un cuore d’oro, implacabile con i malvagi, ma è anche uno spirito inquieto, avido di novità e nient’affatto immune al fascino femminile. Il viaggio parte dalla Fortezza di Alamuth, sede del Vecchio della Montagna, e prosegue nell’Egitto dei Faraoni, nel cuore dell’Africa nera, nell’antica Babilonia e si arresta prematuramente in India, perché la serie non è stata conclusa. Ciascun luogo è descritto a partire da solide nozioni storiche (tranne il primo e il terzo volume, parecchio spensierati), sulle quali si ricama una fitta tela a b…

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