Moonrunner — recensione di EGO
EGO · 10 maggio 2009 · 9/10
Per quanto semplice, anche un librogame è letteratura; c’è chi ha ben compreso questo aspetto e chi si è limitato a fare il dungeon master, aggiungendo qui e là qualche scenetta divertente. Tra gli autori che conoscono l’importanza di un buon testo c’è chi l’ha sfruttato in modo eccessivo e per scopi talvolta più enciclopedici che narrativi, come Joe Dever; e chi invece, come Stephen Hand, sa che la narrazione deve appassionare, stupire, coinvolgere il lettore, fargli provare emozioni, e tutto ciò pur mantenendosi strettamente personale. Moonrunner , il suo terzo e ultimo Fighting Fantasy , è anche il più spumeggiante e spettacolare, uno degli episodi più divertenti della collana. La dedica a Peter Cushing è solo l’inizio di un autentico diluvio di citazioni e omaggi cinematografici ai film horror della Hammer Productions. Se c’è un clichè da film dell’orrore, probabilmente lo troverete in Moonrunner , perché in effetti nel libro non c’è molto altro. Dal vampiro al dottor Frankenstein, al Fantasma dell’Opera passando per il manicomio degli orrori, Hand si è assicurato di inserire tutto il possibile, superando forse la soglia del lecito con trappole impressionanti e personaggi tipo Conrad Zaar. L’atmosfera oscilla tra il faceto, come se i mostri fossero maschere di gomma e il sangue succo di pomodoro, e il terrificante, aiutato indubbiamente dai fantastici chiaroscuri di Martin McKenna. All’autore va tutto il merito di quest’atmosfera efficacissima, sapientemente costruita scegliendo molto bene i tempi e le parole: non c’è quasi nulla che non si sia mai visto in un librogame o in un altro, ma mai è stato raccontato in questo modo, a partire dalla presentazione del personaggio. Un’altra nota di merito va ai nomi, semplicemente spettacolari. Anche per quanto riguarda l’ambientazione credo che Hand abbia trovato qui il suo ideale. Lo scopo del nostro eroe è quello di rintracciare il pericolosissimo criminale Karam Gruul, con il quale egli ha anche un conto aperto (sul quale però non sappiamo nulla fino alla fine, ennesimo elemento narrativo di pregio). Tutto ciò che si sa è che Gruul ha il suo covo nell’infame città di Blackhaven, che dovremo perciò battere palmo a palmo alla ricerca di indizi, visitando le varie locazioni nell’ordine che preferiamo. La città è un palcoscenico perfetto per le scene da horror B-movie di cui l’autore va matto, perché le rende molto più plausibili rispetto a I Guerrieri Ombra in cui simili scene erano diluite, apparentemente a casaccio e in modo un po’ gratuito, su un territorio molto vasto. La struttura generale è abbastanza tipica di Hand: si va in giro a cercare oggetti e indizi che possano aiutare in vista delle prove finali, dopodichè scade un limite di tempo e veniamo condotti verso la meta (a differenza dei Guerrieri Ombra , qui non si rischia di rimanere bloccati). Per aiutarci nella missione possiamo scegliere quattro Abilità Speciali da una lista di nove, che includono acrobatismo, arrampicata, manolesta, travestimento, camminata silenziosa, astuzia, combattimento, scassinatura e inseguimento. Come sempre accade in avventure singole, alcune abilità sono più utilizzate, altre sono salvavita in casi estremi, e altre ancora sono marginali. Almeno una di esse è indispensabile per vincere, ma esiste un oggetto che permette di imparare un’abilità extra in qualsiasi momento, quindi c’è un certo grado di libertà nella scelta. L’equilibrio di gioco è molto buono: difficilmente si finisce l’avventura alla prima partita, ma si impara progressivamente e la difficoltà generale non è elevata, tanto che con le giuste scelte si potrebbe forse farcela anche con punteggi di Abilità bassi. In generale, Moonrunner è una costruzione così amorevolmente realizzata che qualcuno potrebbe trovarlo perfetto. Per me ci va vicino, ma ci sono delle cose su cui penso sia giusto puntare il dito. Per esempio: difficoltà abbordabile sì, ma forse Moonrunner è addirittura un po’ troppo facile. L’entusiasmante raccolta degli…