Nel Regno dei Demoni — recensione di EGO
EGO · 22 maggio 2008 · 5/10
Nel regno dei Demoni è dove Fire*Wolf deve avventurarsi per mettere fine una volta per tutte alla Stirpe maledetta, dopo che la barriera magica eretta da Re Voltar se ne va insieme al sovrano. Ma non sarà una cosa facile, oh no. Lo dice perfino l’autore stesso nella prima pagina! E una scorsa alle regole lo fa intuire subito: non si può più recuperare Potere da un paragrafo all’altro, ma solo scambiandolo con Punti di Vita. E poi, a cosa è servita tutta quella fatica nelle Cripte del volume 2, se poi tutto il mio Potere è andato perduto e ne ho solo 50 punti di partenza? Be’, del resto sono passati 10 anni dall’ultima avventura: è comprensibile che Fire*Wolf abbia perso un po’ la mano. 50 punti, oltretutto, sono giusto giusto sufficienti a fargli superare il primo, difficile combattimento, e subito dopo il tremendo tentativo di avvelenamento ai suoi danni. Arrivati a questo punto, scopriamo: a) che al paragrafo 6 non è elencato l’incantesimo Resurrezione. E’ un errore di traduzione, infatti; il traduttore è cambiato, ma porta con sé nuovi errori e incongruenze, come la Spada del Destino che viene chiamata Doomsword; b) che in ogni caso il costo di Resurrezione è aumentato a 55 punti, e che quindi non sarebbe comunque utilizzabile; chiaro segno che qui Brennan sta perdendo la bussola, e di brutto; c) che il libro, be’, è difficile. La difficoltà viene principalmente da due fronti. Il primo è quello dei combattimenti: Nel regno dei Demoni è un’avventura pesantemente incentrata sui duelli, tanto che si è passati ad elencare le caratteristiche dei nemici direttamente nei paragrafi. Qui più che mai si apprezza la comoda scappatoia fornita dagli incantesimi Invisibilità e Paralisi, che nella pratica, applicati alla lettera, permettono di saltare quasi tutte le avversità e di guadagnare un sacco di Abilità a buon mercato. Alcuni scontri, a essere onesti, non mi sembrano superabili in altro modo; io, considerati gli avversari principali del libro, mi sono permesso di portarmi dietro un paio di oggettini anti-Demoni dal primo e dal secondo volume, per rendere un po’ più varia la situazione. Niente lo vieta, e non è una soluzione che ti fa sentire sporco come la Ragnatela Magica… E comunque non c’è davvero da farsi troppi scrupoli, perché in questo libro è lo stesso autore che manda a farsi benedire la coerenza del regolamento e sembra scordarsi sistematicamente molti, troppi dettagli. Per esempio, i punti di Forza persi nello scontro con Satzensqquash (sì, si chiama così) dovrebbero a rigor di logica essere recuperati a lotta conclusa, ma non viene specificato (e una cosa simile avviene anche nel prossimo volume). Oppure, la ragnatela in cui ci si invischia al 148 potrà anche avere ben 500 Punti di Vita, ma se non ha nessun sistema per colpirmi, che senso ha che io lanci i dadi? Morire non posso di certo. Il piccolo dungeon che esploriamo a un certo punto dell’avventura, da parte sua, oltre ad essere piccolo, banale e noioso e tuttavia decisamente bastardo, ha una simpatica particolarità: impedisce l’uso della Spada del Destino (o meglio, la rende letale entro due battaglie al massimo) ma, in compenso, raddoppia la potenza degli incantesimi. E che cosa vorrebbe dire, esattamente, se l’unico incantesimo in grado di seccare un nemico è Ago Avvelenato e se Sfera di Fuoco, anche con 100 punti, non può uccidere? Evidentemente, vuol dire che devo poter usare le magie più di una volta per paragrafo, come già evidenziava un passaggio delle Cripte del Terrore . Ma sarebbe contro le regole… E per finire: succede che Fire*Wolf si ritroverà con addosso dei nuovi punteggi, decisamente elevati. Ma al 202 Brennan sembra essersene dimenticato, perché ci propone un check che viene automaticamente superato… Ma avevo detto che c’era anche un altro elemento di difficoltà (ricordate ancora?). Questo è costituito da una micidiale combinazione, che unisce un diabolico true path a un enigma così cervellotico che non può essere risolto senza leggere la soluzi…