Nel Regno del Terrore — recensione di EGO
EGO · 18 settembre 2008 · 9/10
Divenuto Maestro Ramas, Lupo Solitario è pronto per il secondo gradino dell’addestramento. Il Libro del Ramastan e tre anni di studio gli hanno permesso di apprendere tre nuove Arti, ma il libro non può insegnargli di più: per imparare il resto Lupo Solitario dovrà ripercorrere i passi di Aquila del Sole, il primo Grande Maestro, alla ricerca delle sette Pietre della Sapienza. Dagli scritti rimasti emerge il nome dell’antica città di Varetta, nelle Terre Tormentate: è lì che dovremo dirigerci, in cerca di un tesoro perduto da mille anni. Tre sole Arti Ramastan sono poche, e inevitabilmente l’impresa è difficile. Nel regno del terrore porta Lupo Solitario in uno dei territori più pericolosi di tutto il Magnamund, continuamente devastato dalla guerra, popolato da mercenari, signorotti senza scrupoli, mostri innominabili e molto altro; in più, pare onestamente che quasi tutti gli esseri viventi qui descritti vogliano la pelle del nostro eroe... talvolta in un senso molto letterale. La cattiveria del luogo si esprime con una certa quantità di morti istantanee, inattese e brutali, e con combattimenti piuttosto impegnativi, anche per via di speciali condizioni sfavorevoli. E’ un’avventura molto ansiogena, con regole tutte sue e non sempre conformi alla logica, per cui bisogna stare bene attenti a leggere il testo e a interpretare la situazione. Non che valga la pena di fuggire, però: Nel regno del terrore è pronto a ricompensare chi decide di correre il rischio, sempre che questo venga affrontato con la testa sulle spalle. Il libro propone un sacco di strade diverse, e in ciascuna è possibile trovare qualcosa di interessante. L’unica zappata sui piedi Dever se la dà introducendo un oggetto troppo potente per farne a meno, il che limita le scelte del giocatore che sta leggendo tutta la serie; però questo non toglie nulla all’architettura complessiva del libro, che è veramente encomiabile. La quantità di scene fisse, tutte molto belle, non soffoca la libertà decisionale del lettore, che può quindi godersi l’ottima storia senza sentirsi trascinato dagli eventi. Ed è una fortuna, perché questo volume di Lupo Solitario è uno di quelli in cui la parte libro non si limita a raccontare, ma ti porta dentro il racconto, catturandoti e tenendoti in sospeso con un’atmosfera cupa, angosciante, in certi casi disperata. Nessuna divagazione sembra fine a sé stessa, a differenza di quanto avverrà negli episodi successivi, e benché Lupo Solitario interagisca con un sacco di persone e sia spesso in compagnia, Dever riesce a farci sentire sempre terribilmente soli, come vuole il nome del protagonista. Non credo che l’autore sia più riuscito a riprodurre così bene questa sensazione come fa in questo volume. L’unico reclamo che si può fare a Nel regno del terrore riguarda la difficoltà, forse un po’ troppo alta per il giocatore che non ha letto i primi cinque libri; ci vorrebbe inoltre qualche precisazione sulla gara di tiro con l’arco, perché senza bonus di Combattività è una pura questione di fortuna, e sfacciata. Altre lamentele sarebbero vacue, alla luce del fatto che il volume 6 è l’ultimo vero esponente del Lupo Solitario più classico e più entusiasmante, prima che Dever lo trasformi in un’enciclopedia del Magnamund e lo popoli di troppi personaggi secondari, assimilandolo a un serial televisivo. Non è certo l’ultimo bel librogame di Joe Dever, ma è l’ultimo per cui non nutro alcun rimpianto, e sono contento che spetti ad una così bella avventura aprire il ciclo Ramastan.