Nel Regno di Baba Yaga — recensione di EGO

EGO · 6 gennaio 2008 · 8/10

Nelle profondità di una tetra palude si trova la capanna danzante dell’immortale strega Baba Yaga. La strega ha massacrato tutta la famiglia di Jerrak Kimbal e si è impadronita del Sage Beryl, un’antica gemma; mosso sia dal desiderio di vendetta, sia dalla volontà di recuperare la preziosa pietra, Jerrak, accompagnato dal nano Mjolnir, si avventura nella palude in cerca della capanna di Baba Yaga. Nell’ambito dei librogame di AD&D questo volume è uno di quelli ludicamente più riusciti, perché offre un’impostazione abbastanza simile ad un’avventura da gioco di ruolo, opponendosi nettamente alla linearità vista in buona parte dei libri della prima metà della serie. Come sarebbe lecito aspettarsi da un’avventura che reca il marchio di Dungeons & Dragons, lo spunto narrativo - in questo caso tratto da una leggenda nordica - è soltanto un pretesto per dare il via a un’avventura che può avere molti diversi risvolti a seconda delle scelte compiute e dei risultati di alcuni lanci di dado, e che va quindi ad esplorare un notevole numero di possibilità alternative, che affluiranno poi verso una conclusione comune. L’idea brillante che fa da cardine al tutto è che la capanna di Baba Yaga sia un luogo magico non solo accessibile tramite diversi ingressi, ma il cui interno accoglie ben più di quanto le sue dimensioni suggeriscano. Ogni scala, ogni porta, ogni struttura che insomma somigli in qualche modo ad un varco conduce in un luogo che non dovrebbe e non potrebbe esistere, e che non ha nessuna relazione logica con gli altri; in questo modo i vari ambienti, tra cui addirittura una foresta, si succedono in diverso ordine ogni volta, rimescolandosi e divenendo accessibili da percorsi differenti, tutti da esplorare. Nel regno di Baba Yaga consente di vivere molte partite e di sperimentare qualcosa di nuovo in ciascuna; la varietà è veramente molto alta, certe ambientazioni sono ben nascoste e la lunghezza dell’avventura si modifica notevolmente di volta in volta. Il volume, nella sua esilità, sembra voler rispecchiare la capanna della strega: il contenuto è molto superiore a quanto il contenitore lasci supporre. Il testo del libro si mantiene sugli standard di qualità di AD&D : descrizioni d’atmosfera, dialoghi ben fatti e azzeccati, e in questo caso anche una giusta dose di humor che avvicina lo stile del testo a quello tipico degli autori britannici. I rapporti tra i due personaggi sono molto ben gestiti, grazie all’attribuzione di un punteggio allo stesso Mjolnir e alla presenza di uno score di Giudizio, decisivo per stabilire in che modo si concluderà la storia. Le scelte offerte al lettore non sono sempre logiche, ma d’altra parte sarebbe assurdo aspettarselo in un’ambientazione così mutevole, e comunque la difficoltà del libro è abbastanza ben bilanciata, posto che si usi saggiamente l’Esperienza. Un aspetto che mi piace particolarmente di questo episodio di AD&D è la forza espressiva delle varie situazioni, che pur nella loro eterogeneità hanno un ottimo impatto e rimangono facilmente impresse. La già citata foresta è probabilmente il pezzo migliore, capace di mandare qualche sincero brivido lungo la schiena; aiutano anche moltissimo a creare il feeling generale i disegni di un Mark Nelson sempre più bravo, qui anzi spettacolare grazie all’uso del retino, che conferisce ad ogni immagine un fantastico effetto tridimensionale. Fa piacere dunque constatare che, dopo l’inconsistente trilogia del “Regno della stregoneria” e un anno di pausa editoriale, AD&D trovi una sorta di nuovo inizio con questo ottimo volume. ERRATA CORRIGE Nel registro di gioco manca il Giudizio, e la voce Esperienza è elencata due volte.

Nel Regno di Baba Yaga