Nel Regno di Baba Yaga — recensione di Gurgaz
Gurgaz · 3 marzo 2008 · 6/10
Titolo originale : Nightmare Realm of Baba Yaga Autore : Roger E. Moore Anno : 1986 Illustrazioni : Mark Nelson Copertina : Jeff Easley Traduzione italiana : Angela Izzo (1992) Credo che l’orrore provato nel leggere la trilogia di Carr Delling contribuisca in qualche misura a rivalutare il numero immediatamente successivo, Nel Regno di Baba Yaga . L’esile librogame di Roger E.Moore non è affatto male, ma non riesce a dare alla serie un’impronta nuova, cioè a migliorare l’interattività in modo proficuo e non dispersivo. L’eroe di turno è Jerrak Kimbal, un guerriero esperto che, dopo una vita di avventure, si sente abbastanza forte da affrontare la sfida che lo attende fin dall’infanzia. Nel mezzo di una palude melmosa e terrificante vive la leggendaria strega Baba Yaga, che anni or sono uccise il nonno di Jerrak per sottrargli una gemma magica, il Sage Beryl, all’interno della quale sopravvive lo spirito del buon mago Nicodamus. Ora che brandisce la spada Starlight, dotata di un’aura anti-magia, il guerriero ritiene di poter reclamare ciò che gli appartiene. Nell’impresa lo affianca un vecchio compagno, il ladro nano Mjolnir. Pur nella povertà che caratterizza la serie, bisogna ammettere che il regolamento del decimo librogame offre spunti piacevoli. Al pari degli altri personaggi finora presentati, Jerrak Kimbal possiede tre Caratteristiche : Forza , Osservazione e Combattività . In aggiunta c’è il Potere Anti-Magia della spada e l’ Astuzia di Mjolnir, che riassume le abilità ladresche dell’amico. Si dispone di 18 punti da distribuire senza grossi vincoli, per cui si può raggiungere una certa varietà di punteggi. L’ Esperienza è presente per aiutare nei momenti decisivi e accanto ad essa compare il Giudizio , al fine di quantificare la saggezza delle scelte compiute. Si parte con 6 punti e la riserva si ridurrà in seguito ad evidenti errori di valutazione. Baba Yaga è una strega malvagia ma ha deciso di divertirsi con Jerrak, perciò questi deve comportarsi a dovere se non vuole riuscire sgradito come ospite. La questione del Giudizio è delicata, perché a causa sua il librogame perde molto fascino, sebbene si possa pensare l’esatto opposto. È piuttosto facile raggiungere il finale al primo o al secondo tentativo, visto che il percorso migliore non è affatto nascosto. Per quale motivo il giocatore dovrebbe forzare Jerrak in altre direzioni, dove sono in agguato pericoli maggiori e tiri di dado potenzialmente letali? Inoltre, la rapidità con cui si può terminare l’avventura con successo è disarmante: tutto il resto è materiale riempitivo, sebbene la qualità sia superiore alla strada maestra, ma proprio per questo appare mal inserito e quindi sprecato. Belli i disegni di Mark Nelson, forse troppo pochi per lasciare un ricordo indelebile. La capanna di Baba Yaga è il classico luogo zeppo di magia e creature improbabili, dove trova spazio qualsiasi cosa, ben oltre i limiti fisici dell’edificio. Nulla vietava di realizzare tre o quattro percorsi più lunghi e consistenti, invece di stendere un intrico di paragrafi facilissimo da attraversare ma difficile da fruire, perché bisogna scegliere deliberatamente di complicarsi la vita all’interno delle sue tortuosità. Laddove Il Signore di Ravenloft affidava la varietà degli incontri al caso, qui è l’iniziativa del giocatore a determinare la durata della partita. È un controsenso che non riesco ad accettare, pur essendo preferibile ad una struttura simile ma coi bivi regolati dai dadi. La serie Advanced Dungeons & Dragons non può fare a meno di autolimitarsi, di vanificare un testo di buona qualità con un’impostazione sbagliata. Per non trasformare le “semplici regole iniziali” in qualcosa di troppo influente che rallenta o impedisce il gioco, Nel Regno di Baba Yaga sceglie di non precludere in alcun modo il finale e perciò terminare il librogame non appaga granché. Stavolta c’è un discreto equilibrio nei lanci di dado, tenuto conto che in luogo delle morti istantanee, meno frequenti, sono…