Ninja! — recensione di Gurgaz

Gurgaz · 27 febbraio 2008 · 6/10

Titolo originale : Test of the Ninja Autore : Curtis Smith Anno : 1985 Illustrazioni : Gary Williams Copertina : Clyde Caldwell Traduzione italiana : Stefano D’Aprile (1988) Nella mia vita ho donato alla biblioteca comunale 2 librogame e uno di questi fu proprio Ninja! . In quegli anni i formidabili assassini del Giappone feudale erano un argomento di cultura generale, un mito svenduto a buon mercato, soprattutto ai giovanissimi. Quando mia madre mi regalò questo volume dal titolo accattivante, con tanto di fascetta Advanced Dungeons & Dragons , conoscevo già il gioco di ruolo e mi attendevo “un’avventura mozzafiato basata sul role-playing game che dall’America ha conquistato tutto il mondo”. Allora non sapevo che questa serie avesse un’impostazione prevalentemente narrativa e del tutto opposta alle premesse. Ninja! contribuì non poco ad accrescere la mia consapevolezza e, a distanza di quindici anni, posso comprendere la perplessità che ha generato in un ragazzino abituato a Lupo Solitario , Sortilegio e Alla Corte di Re Artù . Che delusione scoprire che non si impersona un ninja ma un aspirante samurai, Kurasai Hidenaga, nel contesto storico e culturale del Giappone medievale, per la precisione all’epoca dell’invasione mongola di Kublai Khan. E che faticaccia leggersi quei paragrafi lunghissimi, dove non è concesso alterare la trama, se si eccettua il fallimento di quei 2-3 lanci di dado decisivi. Oggi rivaluto nettamente lo stile di Curtis Smith, la cui prosa ricca di pathos e tensione narrativa dà vita ad una vicenda gustosa e fitta di piccoli misteri. Il protagonista sta per ultimare l’addestramento presso la “Scuola dei Primi Guerrieri”, fucina dei migliori samurai dell’Impero. Assieme all’inseparabile amico Takeshi, Kurasai affronta l’esame finale, che per lui consiste nella sfida contro Ghenzo Taira, un compagno di corso orgoglioso ed inflessibile nell’osservanza del codice dei samurai. Kurasai è un provetto combattente ma il suo animo è diverso: egli non condivide il senso d’onore di Ghenzo e suole opporsi alle avversità utilizzando ogni risorsa. Si è già rassegnato ad un’onorata carriera nell’esercito, quando il Maestro Yoshimura offre a lui ed altri allievi esemplari la possibilità di proseguire il tirocinio. Ma gli insegnanti sembrano più interessati a mettere alla prova gli allievi, mentre ignoti si intrufolano nelle camere di Kurasai e Takeshi per lasciare degli shuriken sul loro guanciale. Le stellette da lancio segnalano l’invisibile presenza dei ninja: che il corso sia in realtà un test, una “Prova dei Ninja”? I problemi non stanno nella storia, che è gradevole e scritta bene, ma nell’assenza di una struttura a bivi degna di questo nome e nella presenza fittizia di un regolamento. Le scelte del giocatore non hanno conseguenze sugli eventi, poiché questi prendono sempre la medesima piega. Le sole variabili che fanno la differenza sono i dadi, sebbene il numero di lanci ed i punteggi richiesti siano abbordabili, eventualmente ricorrendo all’ Esperienza se si rischia la vita. Questo è un evento raro, perché almeno due terzi del librogame sono occupati da combattimenti non letali, seguiti da recuperi di Energia Vitale assai superiori alle perdite. È impossibile morire per esaurimento delle proprie forze, come è tipico della serie Advanced Dungeons & Dragons , quindi non si capisce perché il testo sia pieno di indicazioni a riguardo, inserite a viva forza per dare qualcosa da scrivere al giocatore. Altrettanto pretestuosi i punteggi di Potenza , Osservazione e Kenjutsu : in primo luogo perché suddividere 6 punti tra tre Caratteristiche con l’obbligo di almeno 1 punto per ciascuna equivale a suddividere 3 punti; secondariamente, i punteggi di partenza sono già sfalsati di due punti, quindi non c’è modo di variare questo rapporto, che tra l’altro è considerato come tale nel bilanciamento. La distribuzione è quindi una farsa bella e buona, così come lo è l’intero impianto ludico. Abbastanza fastidiosa la possibilità…

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