Omicidio al Diogenes Club — recensione di Gurgaz
Gurgaz · 11 novembre 2007 · 7/10
Titolo originale : Murder at the Diogenes Club Autore : Gerald Lientz Anno : 1987 Illustrazioni : Daniel Horne Copertina : Daniel Horne Traduzione italiana : Saulo Bianco (1990) Omicidio al Diogenes Club non è soltanto il primo episodio della serie Sherlock Holmes , ma è anche una sorta di introduzione al sistema di gioco ed all’impostazione logica che contraddistingue questi librogame. Nonostante una veste grafica poco attraente, opera del copertinista Daniel Horne, l’indagine presentata in queste pagine è abbastanza coinvolgente e fedele allo stile tipico dei romanzi di Arthur Conan Doyle: indagine minuziosa, raccolta di indizi apparentemente insignificanti e ricostruzione dei fatti. Il lettore interpreta James G. Hurley, cugino del Dottor Watson ed ammiratore del grande Holmes. Durante una visita presso i due illustri amici, il sagace Holmes coglie l’occasione per iniziare subito Hurley ed il lettore al suo metodo investigativo: dall’osservazione di piccoli particolari inviterà il lettore a dedurre cosa sta facendo Watson, fin nei minimi dettagli. Questo va fatto senza formulare domande, bensì sulla base di inoppugnabili deduzioni. Forte di questa prima lezione, Hurley può cimentarsi a smascherare i responsabili di una corsa ippica truccata. Sebbene queste prime due inchieste abbiano già occupato più di metà librogame, il vero mistero da risolvere è la morte del Colonnello P. Sylvester, membro dell’esclusivo Diogenes Club. Il fatto curioso è che lo stesso Sherlock Holmes fa parte del circolo, che per una fantomatica clausola gli vieta di indagare in prima persona. Assistito dal cugino Watson, Hurley farà del suo meglio per raccogliere più indizi possibile, interrogando i membri del club ed esaminando la scena del delitto, perché naturalmente si tratta di omicidio (il titolo non lascia dubbi a proposito). L’esordio della serie è gestito in modo sufficientemente equilibrato: non riuscire in un controllo di solito non implica la perdita di indizi vitali, ma solo lasciarsi sfuggire qualche dettaglio che aiuterebbe il lettore a comprendere meglio i fatti. Quel che conta è la possibilità di ottenere gli indizi non in base a sterili lanci di dado, ma grazie alla pista scelta. Individuare la strada giusta è piuttosto facile per un lettore attento e maturo, che sarà lieto di scoprire che non basta un tiro fallito per pregiudicare le sue deduzioni. C’è qualche brivido in più nella parte finale, in cui si deve catturare personalmente il colpevole. In questo frangente occorre fortuna per riuscirci col minimo rischio, tuttavia il librogame permette di inseguire a lungo l’indiziato e bisogna essere veramente iellati e sconsiderati per non acciuffare l’assassino. Ciò non esclude che ci si possa ritrovare con una pallottola nello stomaco per colpa dei dadi. La brevità delle singole indagini e il retroscena limitato può deludere chi si aspettava fin da subito un caso complesso ed intricato, ma in fondo questa è solo l’introduzione a Sherlock Holmes . Sotto questo punto di vista, Omicidio al Diogenes Club svolge appieno il suo dovere, anche perché è ben scritto e presenta un’ambientazione coerente. Un titolo valido ed un buon biglietto da visita per la serie. Ambientazione : 7 Stile di scrittura : 8 Bilanciamento : 7 Interattività : 7 Aspetto grafico : 5 Voto complessivo : 7 Difficoltà : bassa