Passi nella Nebbia — recensione di EGO

EGO · 2 settembre 2007 · 7/10

Dopo L’isola degli spiriti , Stephen Thraves sembra aver intuito che il modo migliore per valorizzare l’impianto di gioco che ha creato per Compact è scrivere storie con ambientazione e trama tipicamente inglesi. Ecco quindi che, dopo una bella ghost story, la serie passa ad offrirci un altro classico genere della letteratura britannica: una detective story, invero un tantino campata per aria, ma comunque simpatica. Siamo nel 1895. Rispondendo a un annuncio che richiedeva un assistente al 221 di Baker Street, ci siamo precipitati nella speranza di poter lavorare al fianco di Sherlock Holmes… ma l’investigatore che ci ha assunti è solo un coinquilino e ammiratore del grande Sherlock, un tale signor Meeks. Fortuna vuole che Holmes sia impegnato proprio quando c’è bisogno di qualcuno che indaghi sulle attività di Lord Flaxby, che sembrerebbe essere l’assassino che, ad ogni ventisette del mese, uccide un ministro con un veleno misterioso. Siamo al ventisette del mese, e Lord Flaxby sta per arrivare a Londra: riusciremo a fermarlo, e a scoprire i suoi legami col governo di Ruvania? Quello che è veramente bello in Passi nella nebbia è l’atmosfera che si respira: il fascino della Londra fine Ottocento, con la sua caratteristica nebbia fittissima, è molto potente anche in un libro semplice come questo, ed è perfetto per dare corpo all’avventura. I due scalcinati ma fortunati protagonisti dovranno dare la caccia a Flaxby per tutta la città, ma su di loro grava costantemente una minaccia. Il bastone di Flaxby è in realtà un’arma in grado di sparare frecce avvelenate, e se le prime tre mancheranno tutte il bersaglio, la quarta andrà inevitabilmente a segno. Bisogna quindi trovare sempre la strada giusta, in modo da impedire al nemico di preparare i suoi attentati mentre noi lo cerchiamo; e per fare questo potremo utilizzare una mappa, un taccuino su cui sono annotate le abitudini di Flaxby, e un foglio contenente gli identikit dei contatti di Flaxby a Londra. Certo, sarebbe bello se le abitudini delle persone fossero costanti e immutabili come sostiene il signor Meeks, se veramente ognuno si togliesse sempre i guanti nello stesso ordine e portasse sempre il bastone e il colletto dell’abito nello stesso modo; ma si può far finta che sia così, e ai fini del gioco funziona molto bene: dà una certa soddisfazione poter escludere con certezza che l’uomo che cammina davanti a noi nella nebbia non può essere quello che cerchiamo! E in quanto alla mappa… meno male che c’è, perché pare che i vetturini della Londra del 1895 conoscessero ben poco della città in cui dovevano scarrozzare i clienti! Oltre a evitare gli agguati di Lord Flaxby, dovremo coglierlo nei luoghi e nei momenti giusti per trovare gli oggetti che provano la sua colpevolezza, e ce ne sono ben 6. Non è affatto facile trovarli, visto che ci sono tanti bivi e, all’inizio, ogni scelta è buona quanto le altre. A volte sono perfino bizzarre: è controintuitivo, a teatro, cercare Flaxby in platea quando lui ha scelto un palco in galleria, eppure è così che si entra in possesso di una delle prove. In ogni caso si tratta di sottigliezze, perché anche questa volta siamo in gara contro il tempo, e tra l’altro anche contro un nemico mortale; non c’è certo tempo di battere la città palmo a palmo… Passi nella nebbia se la gioca testa a testa con L’isola degli spiriti per la miglior sceneggiatura vista in Compact , e benché un tempo preferissi nettamente il primo dei due, ora non saprei dire quale sia il più interessante e divertente. Passi nella nebbia è molto più ingenuo e incoerente, ma si sa che questa è una caratteristica fissa di Compact , e comunque è un libro piuttosto divertente. Chi non sopporta lo stile di Thraves potrebbe volergli dare un’occhiata, magari riuscirebbe anche a far cambiare leggermente opinione sull’autore e sulle sue capacità di creare un’avventura interessante!

Passi nella Nebbia